Tempa Rossa che non lo era

Archiviazione per l’ex ministro Guidi. Ma Renzi dovrebbe rifletterci

Federica Guidi

Federica Guidi (foto LaPresse)

La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione delle accuse che avevano interessato Federica Guidi, inducendola a dimettersi da ministro dello Sviluppo economico. La vicenda su cui si era appuntata l’indagine originaria della procura di Potenza riguardava eventuali confidenze tra la Guidi e il suo fidanzato in merito a una legge sui porti, peraltro nota e discussa in Parlamento. Su quell’esile filo si era costruita una trama investigativa che aveva a sua volta provocato un terremoto mediatico e quindi le dimissioni del ministro. Ora si vede che quella fragile costruzione non aveva basi giuridiche, ma naturalmente le conseguenze politiche sono irreparabili. Non è il primo caso e non sarà l’ultimo, in un paese in cui la norma garantista dell’innocenza fino a condanna definitiva non viene rispettata. Matteo Renzi in quell’occasione non mosse un dito per difendere il suo ministro, forse anche per calcoli di equilibrio politico che non avevano niente a che vedere con la vicenda giudiziaria, esattamente nello stesso modo si era comportato in altri casi, compreso quello del ministro Maurizio Lupi. Ora che può riflettere sui suoi errori per cercare di rilanciare il suo disegno politico, Renzi dovrebbe dedicare qualche attenzione anche a queste vicende, in cui rinunciando a esercitare una funzione di difesa delle garanzie ha finito col portare acqua al mulino del giustizialismo. Certe esagerate aperture di credito nei confronti del commissario Anticorruzione, accompagnate dall’abbandono di chi si trovava indagato in inchieste destinate a finire nel nulla, hanno dato l’impressione che Renzi non sapesse o volesse resistere allo strapotere giudiziario. Anche di questo ha pagato il prezzo.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    11 Gennaio 2017 - 09:09

    Altro che dar l'impressione. Renzi fin dal primo giorno ha scelto di non affrontare il nodo della riforma della giustizia che avrebbe dovuto in primo luogo quanto meno democraticamente arginare il dilagante strapotere giudiziario. E' stata la sua una chiara scelta politica coerentemente ( ed a mio avviso vergognosamente) onorata nelle evenienze da lei ricordate. Sulle motivazioni politiche di tale scelta si può utilmente continuare ad indagare e discutere. Ma delle conseguenze non solo politiche che continuano a scorrere nelle cronache non si può che prendere atto. Per quel che mi riguarda, molto ma molto amaramente. Quando un politico espressione democratica della sovranità popolare accetta e sancisce che il suo operato e destino siano nelle mani di un avviso di garanzia, non può non capire e sapere quali saranno le conseguenze non solo per la sua persona, ma - purtroppo - per l'intero sistema democratico.

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