Il M5s torna da Farage, che però detta le condizioni per il "perdono"

L'ex leader dell'Ukip assicura che "le divergenze sono state risolte in maniera amichevole". Ma ci sono ragioni di opportunità da una parte e dall'altra

Il M5s torna da Farage, che però detta le condizioni per il "perdono"

Beppe Grillo e Nigel Farage (foto La Presse)

“Continueremo a lavorare insieme nell’Efdd. Sono felice di dire che tutte le divergenze sono state risolte in maniera amichevole”: Nigel Farage riammette il M5s nel gruppo dopo l’avvicinamento ai liberali di Alde poi conclusosi con un nulla di fatto e con un susseguirsi di polemiche interne. In una nota l’ex leader dell’Ukip spiega di aver “sempre ammirato il lavoro di Grillo in Italia” e che la sua campagna “per la permanenza dell'Italia nell'Euro sta acquistando forza”. La conclusione è che “la campagna anti-establishment in Europa è appena cominciata”.

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Oltre la retorica, sembra che Farage abbia posto a Grillo delle condizioni per il “perdono”. Tutto dimenticato, insomma, purché “le persone che si sono comportate male” ne paghino le conseguenze. Il riferimento velato sarebbe a David Borrelli, eurodeputato grillino in capo all’accordo con l’Alde poi saltato.

 

Per il M5s, al di là di tutto, è importante non confluire nel gruppo dei “non iscritti” per non perdere personale – una ventina di funzionari – l'accesso alle cariche nelle commissioni e l’influenza sui principali dossier. Ma questo ha un costo: l’Efdd ha annunciato su Twitter che l’eurodeputato grillino “Fabio Massimo Castaldo non sarà più il candidato Efdd per il ruolo di vice-presidente del parlamento europeo” nell’ottica del classico turnover. La casella attualmente è occupata proprio da Borrelli, considerato vicinissimo a Davide Casaleggio e dunque intoccabile nonostante il malcontento degli attivisti che in rete ne hanno chiesto le dimissioni.

Va comunque considerato che l’uscita dal gruppo dei 17 europarlamentari grillini avrebbe avuto delle conseguenze anche per l’Efdd stesso, attualmente formato da 44 deputati. Senza quei 17, infatti, sarebbero rimasti in 27, appena due in più della quota minima di 25 necessario per la costituzione di un gruppo parlamentare. In altre parole, al netto dei bilanciamenti sulle politiche da adottare congiuntamente di cui Ukip e M5s discuteranno nelle prossime ore, più che reale la pace potrebbe essere solo strategica. 

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