Governare Roma a fari spenti nella notte. Il tic sparagnino del M5s

Bocciata Raggi per il Capodanno romano; bocciata l'Italia della concertazione; promosso Enrico Zanetti, l'unico sacrificato sull'altare del sottosegretariato. Il Pagellone di Lanfranco Pace. Buon 2017 a tutti, solo se si vota, se no...

Governare Roma a fari spenti nella notte. Il tic sparagnino del M5s

Il sindaco di Roma Virginia Raggi (foto LaPresse)

Non è solo che non fanno perché hanno paura delle ruberie degli altri e si sentono virtuosi sparagnini nell’anima. Se lesinano sulle palle di Natale e sui watt delle luminarie. Se non vogliono nemmeno provare a fare un albero come si deve per raddrizzare l’immagine compromessa della capitale. Se proibiscono botti mortaretti e tric trac, che in effetti sono una tortura per l’orecchio e un pericolo per le coronarie ma che Capodanno sarebbe senza fuochi d’artificio, senza lanci da dietro, senza paure improvvise e grida di spavento, e mai avrei detto che un giorno avrei tifato per il tribunale regionale amministrativo del Lazio (voto 10). Se poi se ne sono fregati anche del concerto di Capodanno, indispensabile struscio sotto le stelle per giovani e meno giovani che in tutte le grandi città danzano, cantano, si amano, si scaldano e si ubriacano. Se insomma il sindaco Raggi e la giunta 5 Stelle sanno solo vietare e fare gaffe, è perché sono grigi dentro. Bigi, mesti, hanno paura dei ludi.

Eppure Roma ebbe un assessore alla cultura, Renato Nicolini, (voto 10 e lode, in memoria) che aveva saputo inventare una contaminazione casinista, gioiosa, effimera ma acculturante per intere generazioni di giovani del centro e delle periferie: le Estati romane divennero l’archetipo della festa metropolitana di massa, il modello fece scuola in mezza Europa.

Nicolini era curioso, amava ridere, scherzare, divertirsi. Socializzava, si direbbe (orrendamente) oggi. Questi invece sono seriosi e si prendono molto sul serio, sono davvero convinti che salveranno l’Italia, avete visto mai sorridere un Toninelli? Lo si può fare anche in trincea mentre si combatte, questi invece sembrano le brutte copie del Robespierre disgustato dalla vita debosciata di Danton. Stanno sempre tra loro, frequentano solo meeting e sagre casalinghe, sia mai si dica che non vivono da cittadini-portavoce al servizio permanente dei cittadini.

Una pausa ogni tanto farebbe bene. E a noi avrebbe forse risparmiato il Capodanno più dimesso e raggelante del secolo. La decrescita prevista dai loro testi sacri dovrebbe almeno essere felice: se è pure infelice è solo una soverchia rottura di coglioni.

 

STELLE ...NANE

 

Ma come è possibile che italiani ed italiane siano così sprovveduti da credere ancora che possa esistere la democrazia diretta per giunta amministrata on line, che non sia una sconcezza, una truffa che rende opaca e manipolabile ogni decisione? Il sito del capo comico ha pubblicato i risultati delle Comunarie di Palermo, consultazione in rete per scegliere una prima rosa di candidati alle elezioni amministrative della prossima primavera. Hanno votato 524 iscritti residenti che hanno espresso 2.233 preferenze da cui sono usciti i cinque nomi più votati. Il ballottaggio per l’investitura finale avverrà nelle prossime settimane: di più non è dato sapere. Piccoli Raggi crescono.

C’è anche caso che uno di loro riesca a vincere, vista la pochezza e i demeriti degli altri: un signor nessuno ad esperienza zero governerà Palermo a chilometro zero. Alleluia.

 

EFFETTO SERRA
 

L’assessore all’urbanistica di Roma Paolo Berdini annuncia sul Corriere della Sera di venerdì l’utilizzo di 300 ettari di suolo pubblico ancora libero a Tor Vergata per costruire una città della ricerca.

L’intervistatore Sergio Rizzo (voto 9) gli fa notare che è accanto alla ben nota Città dello sport, opera mai finita e sostanzialmente una comica romana. L’università dice l’assessore ne farà una serra sperimentale. Dopo il bosco verticale, la serra tappabuchi orizzontale.

 

INDIETRO TUTTA

 

Le dimissioni di Renzi hanno richiamato uno stormo di uccelli paduli che cresce incredibilmente di numero mano a mano che si allontana la prospettiva del voto subito e si rafforza invece l’armata democristiana di Francia e di Navarra. Stanno lì di lima, di raspa e di bianchetto, pronti a cancellare, rivedere, restaurare: via i voucher, via il jobs act ed estensione dell’articolo 18 alle imprese di ogni dimensione (linea Camusso). E via anche la cosiddetta buona scuola che magari non era tanto buona ma conteneva almeno un buon principio, che non devono comandare le burocrazie sindacali del ministero ma i presidi. I precari regolarizzati ora potranno andare dove vogliono anche a casa. Un comunicato sindacale prende atto con soddisfazione che tra legge e contrattazione c’è stato riequilibrio e finalmente comanda di nuovo la contrattazione. Dal timore dell’uomo solo al comando a qui non comanda più nessuno, il passo non è certo breve ma è stato compiuto di slancio. Tanti auguri.

 

LA CARICA DEI QUARANTUNO

 

L’ora dei sottosegretari è suonata: sono quarantuno nel nuovo governo, quasi tutti quelli del precedente sono stati riconfermati, un paio si sono scambiati la sedia. Il solo rimasto fuori è Enrico Zanetti, (voto 9) segretario di Scelta civica e federato con il gruppo Ala di Verdini. Nel governo Renzi era sottosegretario all’economia e uno dei migliori di tutta la squadra, un coraggioso che non ha mai ceduto alla tentazione di ingraziarsi pentastellati e fattoni, nel senso di quelli del Fatto quotidiano.

La domanda però è: ma a che servono i sottosegretari? In altri paesi accanto al ministro c’è il capo dello staff, il direttore di gabinetto e nei paesi che funzionano è personalmente scelto dal ministro e comanda sull’amministrazione per le cose di competenza del ministero. In Italia invece abbiamo inventato i sottosegretari .

 

TAGLIARE MAI ?

 

Non c’è verso di riuscire a semplificare la macchina dello stato, non c’è modo di disboscare l’enorme produzione di leggi, che siano scritte in modo incomprensibile in fondo è il meno, è che ogni anno ne produciamo più degli altri principali paesi europei messi assieme. Legiferare va bene ma legiferare troppo è una iattura e un mal di testa. Per dire, fra le tante promesse fatte da Renzi c’erano la riduzione del numero della partecipate e la semplificazione del codice fiscale. L’ora ancora non giunse.

 

C’ERA UNA VOLTA...

 

Berlusconi che un tempo si vedeva come il re Sole del mondo, oggi si accontenta di essere centrale nella politica italiana ed effettivamente per come stavano fino a poco tempo fa Forza Italia e lui personalmente, fatto decadere a forza e assegnato ai servizi sociali, è un miracolo grande quasi quanto la vittoria del Milan in Supercoppa a Doha.

Solo che non basta dire che si è centrali. Occorrerebbe quanto meno aggiungere con chi si ha intenzione di allearsi e per fare cosa. Ovviamente lui che è una vera volpe e ama giocare su dieci tavoli alla volta tace e non scopre le carte. Ma vista da fuori la situazione rimane drammatica anche dopo che con il No al referendum ha contribuito a far cadere Renzi: gli spazi sono stretti, i posti variamente occupati. Per la rappresentanza dei moderati c’è la fila di attesa. In questo marasma il leader popolare e liberale difficilmente potrà riunirli tutti sotto le stesse insegne. Eppure ostenta sicurezza, dice che la legge elettorale maggioritaria non ha i numeri per passare in parlamento. Vero nello stato attuale. Ma se poi all’improvviso Renzi fa un cenno a Grillo e questi cambia posizione (non sarebbe certo la prima volta) e dice di sì al Mattarellum? Renzi, Grillo e Salvini uniti per bonificare la palude, potare i cespugli e per votare a giugno, per Berlusconi sarebbe la fine.

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