Come capire il destino del governo (e di Renzi e Gentiloni)

Se volete interpretare il conflitto che questa legislatura porterà con sé nei prossimi mesi e intuire cosa sta accadendo, seguite questo schema: partito della lealtà contro partito della logica

Come capire il destino del governo (e di Renzi e Gentiloni)

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (foto LaPresse)

Quando questa mattina il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni pronuncerà il suo discorso di fine anno nella nuova Aula dei gruppi parlamentari della Camera, sarà possibile, osservando con attenzione le reazioni alle sue parole, leggere dietro ciascuna dichiarazione un conflitto forse innocuo ma comunque cruciale che questa legislatura porterà con sé nei prossimi mesi: da un lato c’è la lealtà, dall’altro c’è la logica. La lealtà è un’espressione che si adatta bene al profilo di Gentiloni: nessuno come l’ex ministro degli Esteri sa che una delle ragioni che ha portato alla sua nomina alla guida del terzo governo di questa legislatura è proprio quella, la promessa (leale) di guidare il paese fino a quando ci sarà la fiducia, ovvero fino a quando il Partito democratico deciderà di votare i provvedimenti di questo esecutivo.

 

La lealtà di Gentiloni, fraternamente legato a Renzi, è fuori discussione, e anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sa bene che il governo che ha fatto nascere è destinato a non avere vita particolarmente lunga. Ma accanto al concetto di legalitas ci sarà un altro concetto che nelle prossime settimane andrà studiato con attenzione, per capire se questo governo sarà legato più alle dinamiche della lealtà o più a quelle della logica. La lealtà, si sa, è un concetto trasparente, è quasi binario, è come il bianco e il nero: c’è o non c’è. La logica, in politica, è invece qualcosa di più sottile, di sfuggente, che ti può avvolgere con lo stesso passo ipnotico – pss – del pitone del “Libro della giungla”: lo guardi negli occhi e non puoi fare altro che affidarti a quello sguardo pacifico, rilassante, letale. Lo sguardo ipnotico di fronte al quale si ritroverà, dopo la pausa invernale, il governo Gentiloni è quello che coincide – pss – con la durata della legislatura. E’ giusto essere leali, certo, ma si può prescindere da una logica che sembra fatta apposta per far durare questo governo più di quanto si creda?

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Lo schema di Renzi, al momento, è chiaro e lineare e prevede di aspettare la sentenza della Consulta sulla legge elettorale (24 gennaio) per poi andare a votare rapidamente, anche a costo di presentarsi di fronte agli elettori con una legge disegnata dai giudici e non dal Parlamento. E’ uno schema che ha senso ma che dovrà confrontarsi con lo schema del pitone. Ovvero con l’ipnosi. Pss. E così, a un certo punto della storia, sarà inevitabile chiedersi che senso ha far cadere un governo che ha una maggioranza forte e che per di più ha il sostegno esterno del maggior partito del centrodestra? E così, a un certo punto, sarà inevitabile chiedersi se è “responsabile” o no far cadere un governo che potrebbe permettere al Pd di ritrovare una “sintonia” con gli elettori e di realizzare riforme “urgenti” per la salute del paese. E così, a un certo punto, sarà inevitabile infine chiedersi se per Renzi sia “ragionevole” far esplodere il Pd mettendo a confronto il partito della logica (che vuole votare nel 2018) e il partito della lealtà (che vuole votare nel 2017). Con una buona dose di sincerità, Francesco Boccia, deputato Pd, ieri ha mostrato in modo crudele l’esistenza di questa dialettica e sull'Huffington Post ha invitato il segretario del Pd (Renzi), il presidente del Pd (Orfini) e il capogruppo al Senato (Zanda) a “vergognarsi”, in quanto “gli stessi che hanno fatto nascere il governo Gentiloni pensano già a come sfiduciarlo: penso sia una grave mancanza di rispetto verso il presidente del Consiglio appena nominato e verso il presidente della Repubblica”. La correttezza di Gentiloni non è in discussione. Ma la logica dei prossimi mesi potrebbe portare, “per rispetto” e “responsabilità”, a far emergere dalle foglie gli occhi del pitone, trasformando il governo veloce in un governo ipnotico e “aiutando” così il segretario del Pd a preparare “con calma” la sua rivincita. Rivincita che comunque sia ci sarà – che vuoi che cambi tra 2017 e 2018, no? – ma che se verrà dilatata nel tempo non farà che aumentare le possibilità di avere un Renzi che sia l’opposto del Renzi conosciuto finora. La lealtà non si discute, ma il sibilo del pitone è lì ed è impossibile far finta di niente – pss.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Dicembre 2016 - 14:02

    Alcuni rilievi che nessuna analisi farà mai. Il mix obbligato di realtà e logica. Gentiloni si trova di fronte una realtà che ha una sua logica. A fronte di un parziale cambiamento, la contrarietà, il rifiuto sono venute, non tanto da valutazioni nobili, costituzionali, democratiche, quanto piuttosto dalla rabbia, dalla insoddisfazione, dalla paura che attengono al “panem et circences”, da una parte, e da quella che difende tenacemente il suo, dall'altra. Sanculotti a braccetto con gli Aristocratici. E’ attuale, insuperato, quanto scrisse il pessimista romantico di Recanati “Saggio sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”, Giacomo Leopardi, 1823. C’è tutto, dalla verità di fondo, “… del loro non essere un popolo, ma solo un aggregato di individui”, all'implacabile domanda retorica: "“Quid leges sine moribus?”. Già, i costumi: mentali, politici, culturali, comportamentali, diffusi e ubiquitari che definiscono il “carattere” collettivo di un insieme di persone. E' dura.

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  • carlo.trinchi

    29 Dicembre 2016 - 12:12

    Direttore, il governo se rimane deve lavorare, fare leggi che i cittadini si aspettano e questo Lei crede possa essere possibile? Altro che pitoni soffianti. Boccia, sodale di Letta, la tira per le lunghe e spera che Gentiloni faccia i suoi errori che poi sarebbero di Renzi. No, non credo che il governo possa durare a lungo, anche se in Italia tutto è il contrario di tutto.

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    29 Dicembre 2016 - 10:10

    Elezioni o no, elezioni prima o dopo, il pitone ha già soffocato le energie che avrebbero potuto permettere una ripresa dell'Italia che non ci sarà per molti anni ancora, a dispetto degli appelli all'ottimismo diffusi da un sistema politico con il solo scopo di mantenersi vivo il più possibile e vergognosamente a danno dei più intraprendenti e laboriosi che resistono in Italia, vessati da ministri vetero-comunisti pseudo-laureati, mentre quelli che se ne sono andati vengono dileggiati da chi vede così sparire la fonte della fortune sue e del giornalino di suo figlio.

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  • lorenzolodigiani

    28 Dicembre 2016 - 23:11

    Una tregua. Questo costituisce il governo Gentiloni. Una tregua di cui si sentiva il bisogno dopo l'avvicendarsi tumultuoso di eventi, nel corso dell'anno che sta per finire, culminati con il referendum del 4 dicembre. Non sembra quasi vero di avere un esecutivo di centro sinistra con l'appoggio discreto di Forza Italia o, almeno, del cav. Difficile dire quanto durera'. Vedremo, caro Cerasa, se avra' la meglio la lealtà oppure la logica, supportata dai vitalizi.

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