Perché non è vero che Roma è ingovernabile

Le responsabilità della retorica anti casta nell’ascesa del Movimento 5 stelle. C’è un filo che unisce il Corriere e Virginia Raggi

Perché non è vero che Roma è ingovernabile

Il sindaco di Roma Virginia Raggi (foto LaPresse)

In un illuminante editoriale pubblicato ieri sul Corriere della Sera, il professor Ernesto Galli Della Loggia ha offerto ai lettori una tesi interessante sulla vera origine dei problemi di Roma. “L’interminabile odissea della sindaca grillina di Roma – scrive Galli Della Loggia – almeno un merito l’ha avuto: quello di mostrare all’opinione pubblica gli aspetti patologici che, al di là degli eventuali reati penali di questo e di quello, rendono di fatto ingovernabile da chiunque il comune di Roma”.

 

In sostanza, sostiene l’editorialista del Corriere, utilizzando una chiave di lettura vagamente grillina, è inutile andarsi ad accanire sulle responsabilità della Raggi: i politici sono tutti uguali (tutti casta) e di fronte a una città ingovernabile il punto non è la Raggi che non è capace a governare ma il punto è che nessuno è e può essere davvero in grado di governare. Tesi interessante – variante dell’uno vale uno: un sindaco grillino vale come un sindaco piddino, un sindaco piddino vale come un sindaco di destra, è tutto un magna magna, qui una volta era tutta campagna – ma che presenta due punti di debolezza che ci permettiamo di far notare al professore. Virginia Raggi, così come prima di lei Ignazio Marino – entrambi sindaci marziani – non riesce a governare Roma non perché sia impossibile (nell’èra della post verità l’essere incapaci di fare qualcosa viene spesso sostituito con il non essere messi nelle condizioni di fare qualcosa) ma perché i politici che costruiscono il proprio profilo concentrandosi di più sulla retorica vuota dell’onestà che sulla logica cruciale dell’efficienza funzionano bene quando postano una foto su Instagram, funzionano meno bene quando sono costretti a fare i conti con i problemi di una città. E’ colpa di Roma se Roma ha un sindaco che forse conosce persino i problemi di Roma ma che finora in poco più di sei mesi di giunta non è riuscita ancora a scegliere neppure il suo capo di gabinetto?

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I casi di incapacità nel governare Roma che si potrebbero citare sono infiniti e ci sarebbero tante lacrime da versare per segnalare le molte fragilità (eufemismo) mostrate dalla giunta grillina (le Olimpiadi non si fanno perché far girare troppi soldi rischia di alimentare la corruzione, l’Atac non si privatizza perché i trasporti sono un bene comune da non mettere nelle mani dei liberisti selvaggi, i dipendenti delle municipalizzate possono permettersi di lavorare di meno dei propri colleghi di Milano e di Napoli perché la produttività è una parola che va superata e va possibilmente sostituita con la parola sussidio, nell’attesa di offrire a tutti i cittadini della Capitale un reddito di cittadinanza che permetta di non perdere tempo ad andare a lavorare). Ma se c’è un giornale che, lo diciamo con simpatia e rispetto, non può permettersi di descrivere il disastro romano come se fosse la catastrofe di una città irriformabile (battuta epica di Suburra: “Chi è stato? E’ stata Roma”) quel giornale, forse, è proprio il Corriere dell’amico Galli Della Loggia. Se orchestri una grande campagna contro la casta (ovvero contro i politici di professione) sostenendo il necessario avvento di una nuova classe dirigente che sappia interpretare prioritariamente i valori dell’anti casta (che cos’è il Movimento 5 stelle?); e se poi ti ritrovi con un amministratore pubblico che interpreta magnificamente i valori dell’anti casta (onestà, onestà, onestà) ma è incapace di governare la città; forse andrebbe fatta una riflessione più complessa rispetto a dire che è stata Roma. Forse, lo diciamo con molto rispetto, dovresti chiederti se hai o no una parte di responsabilità nell’aver contribuito a far emergere una nuova classe dirigente (onestà, onestà, onestà) bravissima a farsi i selfie con gli strumenti dell’anti casta ma incapace a governare qualcosa di diverso da un profilo Instagram. Non è Roma a essere ingovernabile: è chi prova a governare con le parole vuote della propaganda anti casta che è destinato purtroppo a far piangere una intera città.

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  • ar1ar50

    30 Dicembre 2016 - 12:12

    io vedo profilarsi all'orizzonte un mostro. Se la rete di protezione avrà successo per Roma perché non estenderla all'intero Paese ? Di Maio presidente del consiglio, Dibba agli esteri e Fico all'economia e poi cosa importerà la fine dell'Italia ? Tanto ... Era ingovernabile.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Dicembre 2016 - 21:09

    La solita, banale, misera lotta tra oligarchie e ... intellettuali. Nel paese simbolo dei poteri frammentati in caste autoreferenziali, dove il senso dello Stato è oggetto sconosciuto, è pane quotidiano. Andando al sodo: la verità è che non si può, da noi, "governare": a nessuno è concessa quella facoltà. Non restano che baruffe inconcludenti sul sesso degli angeli. Il bello è che, in fondo in fondo, sembra stia bene così. Parole, parole, parole...

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  • nemus149

    29 Dicembre 2016 - 12:12

    Riflessioni nate dalla visione di un topo morto in mezzo ai cassonetti strapieni vicino a Porta Pia. Un tempo a Roma poiché le rovine brulicavano di topi le rovine stesse erano tane di gatti, ispidi e pugnaci mangiatori di topi. I gatti, li hanno sterilizzati (a spese del contribuente) e ce n'è una colonia sola, a largo Argentina (a spese del contribuente e del cosiddetto volontariato): gatti torpidi che dormono in amaca oppure si guardano in giro, ripensando forse al giorno in cui, proprio lì dove ci sono i gatti, Cesare cadde sotto le pugnalate dei cesaricidi, un gesto stupido che di quelli che piacciono ai grillini. Dicono: i gatti odierni sarebbero divorati dai topi e non vice versa. Certamente in gatto protetto dell'Unesco, sterilizzato, nutrito e cullato in amaca, non ammazzerà nessun topo: quindi bisognerà eliminare il topo in un altro modo (a spese del contribuente). Peraltro, la salma è stata rimossa il giorno dopo, la spazzatura no. Rispetto per i morti, per i vivi no

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  • armando.dasdia

    29 Dicembre 2016 - 10:10

    Viltà opportunistica, incapacità di analisi e soprattutto paura di perdere copie, ormai vanno tutti appresso a facebook, Corriere compreso.

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