La difficoltà di essere un elettore di destra

Il Cav. proporzionalista rimette in discussione coordinate cruciali. Parliamone

Claudio Cerasa

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Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Questo editoriale è dedicato a un elettore che sta a cuore a questo giornale e che in questi ultimi mesi si è ritrovato in una condizione particolare, persino più complicata rispetto a quella vissuta dall’elettore democratico. L’elettore del centrodestra, quello con fede e con passione berlusconiana, è cresciuto seguendo alcuni princìpi chiari: l’Italia ha bisogno di maggiore semplificazione, l’Italia ha bisogno di un sistema maggioritario, l’Italia ha bisogno di combattere la frammentazione, l’Italia ha bisogno di archiviare la cultura del tiranno, l’Italia ha bisogno di una riforma costituzionale, l’Italia ha bisogno di una riforma sul lavoro che tolga l’articolo 18, l’Italia ha bisogno di una classe politica capace di valutare le proposte facendo leva su un giudizio autonomo e non su uno sterile pregiudizio. La riforma costituzionale abbiamo visto che fine ha fatto: l’ha tentata il centrosinistra e il leader del centrodestra ha contribuito a farla bocciare. La riforma del Lavoro abbiamo visto come è finita: l’ha approvata il centrosinistra e il centrodestra oggi che un pezzo di paese chiede di reintrodurre l’articolo 18 mostra una sovrapposizione preoccupante con la retorica della Cgil. Sul maggioritario abbiamo visto come sta andando: Berlusconi è entrato in politica per semplificare il paese e contribuire a creare due grandi poli capaci di competere tra loro e ora si ritrova invece a regalare ai suoi avversari interni (Salvini) ed esterni (Renzi) la battaglia sul maggioritario oggi espressa con il Mattarellum (legge che se fosse stata applicata nel 2013, come segnalato dal professor D’Alimonte ieri sul Sole 24 Ore, avrebbe regalato la vittoria al centrodestra).

 

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All’elettore di centrodestra oggi, a parte la fede calcistico-politica in Berlusconi, non rimane quasi più nulla del berlusconismo e rimane invece un leader di centrodestra che si è convertito, come abbiamo scritto più volte anche su questo giornale, a una nuova dottrina proporzionale. Tutto è legittimo e tutto è comprensibile. Così come ha un senso che un pezzo di centrodestra e un pezzo di centrosinistra (puntando più sulla consociazione che sulla competizione) possano lavorare per costruire un sistema che permetta di frenare le forze anti sistema (il Movimento 5 stelle, persino la Lega) attraverso l’affermazione di una grande coalizione permanente. Si capisce tutto, ma una volta accettata questa condizione bisognerebbe raccontare la verità all’elettore di centrodestra. Il problema è semplice: il tripolarismo non è una novità di oggi ma è una dote che il nostro paese porta sulle spalle da vent’anni (nel 1993 in Parlamento, prima della nascita di Forza Italia, c’erano quattro schieramenti, nel 1996 gli schieramenti elettorali divennero tre). E di fronte al tripolarismo ci sono due cose che si possono fare. Lo si può combattere, quando si ha l’ambizione di governare il paese. Lo si può assecondare, quando si ha solo l’ambizione di influenzare il paese.

Oggi il centrodestra rischia di tradire se stesso anche su questo punto. Regalando ai suoi avversari ciò che resta di quel poco e minuto spirito maggioritario. E preparandosi ad accettare un qualcosa che il centrodestra ha sempre combattuto per una vita: far finta di voler fare una legge elettorale solo per prendere tempo, preparandosi ad andare a votare, quando sarà, non con la legge voluta dalla politica ma con la legge che vorranno i giudici della Consulta. E’ un cambio totale di paradigma che mette in luce una grande contraddizione del nostro paese: l’elettore di centrodestra esiste ancora ma il centrodestra “classico” fa di tutto per non volerlo rappresentare come dovrebbe e come potrebbe. Lo abbiamo visto con il referendum costituzionale. Rischiamo di rivederlo ancora anche con la legge elettorale. Auguri al Cav.

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  • scaranodavide

    27 Dicembre 2016 - 11:11

    Vede Cerasa, Lei sostiene il maggioritario ed ha ottime ragioni, però a che serve discutere di sistemi elettorali se poi il "parlamento è Sovrano" e gli elettori non contano una beata mazza? PS Scusate il francesismo, che è anche figlio della disillusione.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Dicembre 2016 - 13:01

    Ab ovo, la "conta" col proporzionale ha un senso politico e prospettico, solo se si ha la certezza assoluta che Pd e M5S, non potranno mai unirsi in una maggioranza di governo. Propendere per il proporzionale non ha altro sostegno logico/politico. In uno scenario tripolare, nessuno dei tre potrà mai essere maggioranza autonoma, per cui quella relativa, sarà costretta a reperire sostegni numerici extra se. Solo escludendo, assiomaticamente, che i primi due non possano mettersi insieme, si aprono possibilità per i terzi, i quarti e i quinti. Una "conta" chiara, netta, dirimente sarebbe necessaria, sed expedit? Gli esempi del passato stanno a zero: c'erano due, solo due giganti, che non potendosi mettere insieme dovevano ricorre a compiacenti, ma costosi, fantaccini che, col 2% diventavano decisivi. Come e quanto quel sistema abbia funzionato, lo visto coi nostri occhi. E pensare che per uscire da tante ambasce basterebbe una Carta e un regime istituzionale alla francese. Jamais! Già.

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  • lisa

    23 Dicembre 2016 - 11:11

    Eh, no. Incapace di intendere e di volere proprio no, becco e bastonato l'elettore di centro destra. Trattato come un minus habens per vent'anni, solo per averci creduto (anche per una sola tornata elettorale) a Berlusconi (nessuno ammette più di averlo mai votato, in pochi ammettevano di averlo votato, perché venivi subito apostrofato minimo come ignorante dalla sinistra al caviale) e abbandonato, poi, proprio dal centro destra, da Berlusconi per primo. L'elettore di centro destra è solo, è stato per un po' coccolato da Renzi, ma che vuoi farci, questa parte moderata del paese non se la fila nessuno, se non Salvini o la Meloni (il cui apprezzamento non è ricambiato). Non se l'è mai filata nessuno, in realtà, tradito dagli eletti e, quanto alla sinistra, semplicemente disprezzato. La fede berlusconiana, guardate bene, non esiste, piace pensarlo alla sinistra. L'elettore di centro destra non ci crede più, offendetevi tra di voi a sinistra, e per favore, lasciatelo in pace.

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  • gpcanz

    23 Dicembre 2016 - 11:11

    Forse si riavranno contando i voti di centrodestra che passeranno a Renzi alle prossime elezioni vista la manifesta follia di Forza Italia negli ultimi mesi. Si può resistere qualche giorno a sentire Brunetta parlare di "deriva autoritaria", ma non di più

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