La “Trattativa” Roma-Casaleggio

Il papello di Grillo non è forse una “minaccia a un corpo politico”?

La “Trattativa” Roma-Casaleggio

Foto LaPresse

Il processo sulla Trattativa stato-mafia procede con lentezza. Si trascina verso un binario morto appesantito dalle sentenze che hanno ripetutamente assolto l’ex generale dei carabinieri Mario Mori, ritenuto l’architrave degli indicibili accordi con Cosa nostra, e dall’assoluzione dell’ex ministro democristiano Calogero Mannino, uno degli undici imputati. Tra l’altro proprio nelle motivazioni della sentenza Mannino la giudice Petruzzella ha messo nero su bianco l’inaffidabilità di Massimo Ciancimino, il principale testimone della procura palermitana, e ha anche giudicato una “grossolana manipolazione” il Papello, il documento contrattuale della Trattativa con le richieste della mafia che lo stato si sarebbe impegnato a soddisfare.

  

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A tutto ciò si deve aggiungere la labilità del reato contestato: non potendo accusare gli imputati di “trattativa”, perché è una fattispecie di reato inesistente, i pm palermitani sono ricorsi all’art. 338 “violenza o minaccia a un corpo politico” dello stato: viene punito con la reclusione da uno a sette anni “chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l’attività”. Ora è molto probabile che questo processo finisca in un nulla di fatto, ma c’è da ritenere che questi anni di indagini, udienze, dibattimenti e processi, oltre alle tante assoluzioni, abbiano prodotto un notevole know how sulla materia, un patrimonio che di certo non verrà perduto. Si tratta solo di applicarlo a situazioni più concrete e meno fumose.

Ad esempio bisognerebbe trovare un’organizzazione verticistica (tipo la Casaleggio) che abbia legato a sé i rappresentanti delle istituzioni (tipo Virginia Raggi, gli assessori e tutti i consiglieri comunali capitolini) attraverso un papello (il “Codice di comportamento per i candidati ed eletti del MoVimento 5 Stelle”) per orientare e turbare l’attività di un corpo politico-amministrativo (il comune di Roma) sotto una minaccia (la penale da 150 mila euro inserita nel suddetto papello). Gli elementi ci sono tutti: il papello è originale e non taroccato, è stato depositato dagli estensori e non da un pataccaro, tutte le richieste della cupola sono state esaudite. E’ la trattativa Roma-Casaleggio.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    21 Dicembre 2016 - 11:11

    Sarà una retata!

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