Sala torna al lavoro. Per fortuna

Una debolezza, ma anche una forza, nella guerra tra politica e giudici

Sala torna al lavoro. Per fortuna

Il sindaco di Milano Beppe Sala (foto LaPresse)

"Mi sono dovuto assentare per qualche giorno dal lavoro. Lasciate che vi spieghi il perché”. Il post sul profilo facebook – unica dichiarazione rilasciata – con cui il sindaco di Milano Beppe Sala ieri ha comunicato a cittadini, organi di informazione e mondo politico la fine dell’autosospensione di cinque giorni con cui aveva reagito all’avviso di garanzia della procura generale per l’indagine sulla Piastra Expo è molte cose insieme.

E’ una buona notizia per la città e in generale per la stabilità del ballerino sistema italiano; è una buona notizia per la politica che per una volta esce indenne (si spera definitivamente) da un frontale con la magistratura. Allo stesso tempo è un segno di debolezza della politica, ma forse anche di nuova energia: e non stupisca l’apparente contraddizione. I primi due aspetti vanno da sé, e basterebbe l’appello di oltre quattrocento sindaci a Sala affinché tornasse a fare il suo lavoro per spiegarli. Quanto alla debolezza della politica, c’è anche in questo caso qualcosa di evidente. “Ho apprezzato la disponibilità della procura generale” è ovviamente una frase di cortesia istituzionale. Sebbene la procura non sia stata così “cortese”, nella sua mossa senza preavviso di qualche giorno fa. Però il sindaco di Milano è stato costretto a fare mezzo passo di lato, e per capire l’entità di quanto gli viene contestato ha dovuto attendere un incontro tra i magistrati e il suo avvocato. Cose legittime e che si fanno, ma cose per cui un amministratore (politico?) importante non dovrebbe essere costretto a perdere tempo. E un po’ di smalto istituzionale. L’abitudine del potere giudiziario ad agire come se di fronte a sé non esistesse un altro potere legittimo, e legittimato, è un male che si evidenzia anche nei casi di buona cortesia, come quello di Milano. 

 

Perché riaprire il caso Expo non ferma solo Milano, ma un paese intero

L’avviso di garanzia a Sala è la coda di una guerra giudiziaria e con la politica. Ma c’entra il paese

 

C’è però anche un’idea, se vogliamo guardare in avanti, in qualche modo positiva. “A fronte di questa situazione, avrei potuto limitarmi a una risposta ‘normale’, e forse anche un po’ scontata, di ‘fiducia nell’operato della magistratura’. Ma io non credo che le cose si debbano sempre risolvere così”, ha scritto Sala, che è un non-politico e manager-politico, lo sappiamo. Ma c’è altro. La risposta standard allo strapotere giudiziario è sempre stata, a sinistra, “piena fiducia nell’operato” e, a destra, “ingerenza”. Una guerra, soprattutto un imbuto senza uscita. Il sindaco post politico, che intende il suo mandato come “un lavoro”, ha provato a dire altro, facendo leva sulle sue doti caratteriali, quelle che siano. Ha fatto intendere che quel modo di fare della magistratura, se impedisce la serenità di lavorare in piena autonomia, non va bene: servono “condizioni necessarie perché un amministratore possa svolgere bene il suo compito a favore dei cittadini”. Forse una strada diversa, una buona notizia.

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