Forza Fedeli, via quei pezzi di carta

L’occasione del ministro per abolire il valore legale del titolo di studio

Forza Fedeli, via quei pezzi di carta

Valeria Fedeli, ministro dell'Istruzione (foto LaPresse)

Ora che qualche pirlone ha fatto davvero la finta festa di laurea all’Autogrill di Cantagallo per il ministro (“ministra”, con Giorgio Napolitano, continuiamo a reputarlo un errore ortografico) dell’Istruzione non laureata. Ora che Valeria Fedeli ha provato a chiarire il qui pro quo, o la meschineria, dell’inesatta attribuzione curricolare, e chiesto scusa. Ora che forse persino Mario Adinolfi si darà una calmata nelle polemiche sulla prevalenza del gender nelle idee (programmi, non si sa ancora) dell’ex sindacalista e poi senatore del Pd. Ora, appunto, sarebbe il caso di prendere l’intera faccenda da un altro verso, e suggerire alla neo responsabile dell’Istruzione di sfruttare l’occasione che il caso le ha offerto. E dire forte e chiaro: non sono laureata, ma questo non mi impedisce di poter essere ministro e di poterlo fare bene. Perché lauree e diplomi, presi di per sé, sono pezzi di carta inutili. Non bastano a dimostrare di avere imparato, non servono a stabilire se una persona sia pronta per svolgere un certo lavoro. E’ ovvio, qualche certificazione ci deve pur essere (tutti noi vogliamo essere sicuri che il nostro medico abbia studiato Medicina). Ma il ministro Fedeli dovrebbe sapere – e se non lo sa, dia una rapida occhiata al pensiero in materia di un Luigi Einaudi – che a certificare la qualità di un curriculum è l’istituzione che lo somministra, e la sua verifica è il mercato. E che invece il valore legale del titolo di studio è una delle cause del livellamento verso il basso dell’istruzione (basta il pezzo di carta) e di scuole e università ridotte a esamifici. Forza Fedeli, lo abolisca: lei è la testimone vivente che il valore legale della laurea non serve.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    15 Gennaio 2017 - 21:09

    In linea di principio sono anche io contrario al valore legale degli studi. Ma in un Paese come l'Italia ho qualche perplessità. Abolito il valore legale, siamo sicuri che non ci sarebbe una proliferazione di pseudoscuole e pseudouniversità, pronte a rilasciare pseudodiplomi e pseudolauree? Prima di procedere a questo passaggio, sarebbe bene rendere molto più seri gli esami pubblici, soprattutto quelli che abilitano all'esercizio delle professioni, nonché i concorsi pubblici. Non voglio che pseudolaureati possano esercitare la professione medica, magari in un pubblico ospedale, o che vi siano dirigenti della pubblica amministrazione, ben ammanigliati politicamente, ma semianalfabeti, come già accade per alcuni onorevoli deputati e senatori.

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  • e.cortuso

    21 Dicembre 2016 - 08:08

    Vero, il pezzo di carta non serve a niente, ed io propongo di fare ministro dell'istruzione il Gabibbo, in fondo sono rossi tutti e due, e sono certo che farebbe meglio di questa signora (si puo' dire o e' "sessista"?).

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    20 Dicembre 2016 - 18:06

    La Fedeli al massimo potrebbe dire: non sono laureata (e neppure diplomata), ma questo non mi impedisce di poter essere ministro. Quanto al poterlo fare bene si vedrà (ne dubito). Perché se non è condizione sufficiente essere laureati per essere buoni ministri, a maggior ragione non lo è per chi possiede titoli di studio inferiori (in questo caso pure incerti). Curioso poi che si chieda ad una quasi "zero tituli" di abolirne il valore legale.

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  • carlo.trinchi

    20 Dicembre 2016 - 09:09

    Ma quale abolizione del valore legale della laurea. Qui siamo di fronte all'anarchia delle regole fai da te. La ex sindacalista è esempio di quell in cui è stata ridotta l'Italia dello sfascio del sei politico, del nullafacente fattosi sindacalista per non andare a lavorare e ritagliarsi uno stipendio dirigenziale al sindacato con la terza media o la quinta elementare. Di dettare ordini in aziende affossandole con la demagogia e non con il lavoro legato al mercato mutante nel tempo e le sue regole. Di questo non siamo ancora guariti e l'esempio, se vero, è l'aver messo nella fabbrica dei titoli e delle lauree la persona sbagliata quale esempio negativo per la "bella gioventù".

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