Torna un mostro: la Repubblica dei pm

Da Roma a Milano. Perché la retorica vuota dell’onestà ha ridato coraggio al partito della nazione dei giudici

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

Torna un mostro: la Repubblica dei pm

Virginia Raggi e Beppe Sala (foto LaPresse)

In politica, si sa, il vuoto non esiste e quando la politica si indebolisce (e si intimorisce) succede sempre la stessa cosa. Succede che i magistrati possono tornare a cantare tranquillamente “andiamo a comandare”. Nel giro di poche ore si sono verificati alcuni fatti clamorosi che vanno messi in fila e che non riguardano solo le notizie degli ultimi giorni: l’arresto del braccio destro di Virginia Raggi, Raffaele Marra, e l’avviso di garanzia ricevuto dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala....

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    19 Dicembre 2016 - 03:03

    Il povero Sala che apprende di essere nel registro degli indagati dai giornali "sì, dai giornali" non ricorda niente? 22 anni fa non fu Berlusconi al G7 di Napoli ad apprendere di essere indagato dal Corriere della sera? Chi, in tutti questi anni, ha provato a ripristinare almeno in parte il primato della politica? Solo in parte Berlusconi, con una mano legata dietro la schiena, e con il poco fatto disfatto dai governi di centro-sinistra alternatisi e dalla Consulta. E aumenta il rammarico della grande occasione sprecata della riforma poi bocciata, che al suo interno non comprendeva nemmeno un primo passo per provare a ristabilire il giusto equilibrio, col ripristino dell'immunità, con la separazione delle carriere, con la composizione del CSM e così via. Una riforma che avesse contenuto segnali in questa direzione sarebbe probabilmente passata con i 2/3 dei voti parlamentari, coinvolgendo Forza Italia, e soprattutto avrebbe evitato il referendum

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Dicembre 2016 - 18:06

    Caro Claudio - Non basta, dici bene. precisazioni sacrosante, da urlare a piena voce. Tutto si tiene: la magistratura che comanda, la politica che fa da zerbino, l'opinione pubblica che brama il suo mostro quotidiano. Il presente, nei suoi aspetti peggiori, iniziò nel 1993. La classe politica al potere, il pentapartito, non ebbe, non poteva avere, le carte in regola per contrattaccare. Anzi, al suo interno, i democristiani di sinistra, sempre lei, pensarono, fosse l'occasione buona per sbarazzarsi di Craxi: meglio il Pci-Pds. L'area di sinistra, quell'area che capisce sempre con venti anni di ritardo, divenne il sostegno politico del giustizialismo della procura di Milano e delle altre che seguirono. I giornali, allora contavano qualcosa, ne approfittarono per aumentare le vendite. Da noi, poteva accadere diversamente? Compreso il fatto che, chi di morale ferisce, di morale perisce? Il principio di realtà, cinicamente risponde: "No".

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  • lorenzolodigiani

    17 Dicembre 2016 - 11:11

    Caro Cerasa, la vittoria del NO ha una funesta efficacia retroattiva. Si punta a rimuovere quanto il governo Renzi ha fatto. Si veda il previsto referendum che potrebbe cancellare la riforma più' significativa, il jobs act. Al resto pensa una ringalluzzita magistratura che si assume la responsabilità di intralciare il percorso di Sala alla guida di una città in stato di grazia e dove il SI ha vinto. Quanto a Roma, l'inettitudine della Raggi e' conclamata. Spiace che i i romani se la siano andati a cercare. Chi vorrebbe nell'aeropago, citato da Benedetto Croce, gli onest'uomini deve ricordare che servono anche uomini o donne capaci.

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    • fabrizia.lucato

      17 Dicembre 2016 - 20:08

      Ma, caro Lodigiani, perché dobbiamo rassegnarci a scegliere tra disonesti o incapaci? Politici capaci e solo moderatamente disonesti, è proprio chiedere troppo?

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      • lorenzolodigiani

        18 Dicembre 2016 - 09:09

        Cara Fabrizia, intendevo dire che l'onesta' è condizione necessaria o, almeno gradita, ma non sufficiente.

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  • giantrombetta

    17 Dicembre 2016 - 10:10

    " La repubblica delle procure" e' il titolo di un profetico saggio pubblicato da Arturo Gismondi nel 1996, ovvero dieci anni ora sono. Grazie a quel maestro di politica a nome Bersani, già segretario del maggiore partito italiano, il più importante dei procuratori e' siede da tempo sul trono della seconda carica dello stato, presiedendo la più alta assemblea legislativa. E a leggere le cronache recenti c'e' mancato un pelo che non gli venisse offerta la presidenza del governo. Per la verità anche il premier uscente ha sempre speso molte importanti parole per invocare la supervisione dei procuratori sugli atti e le scelte della politica, esaltando ad esempio il ruolo salvifico dell'autorita' anticorruzione, naturalmente affidata ad un magistrato. Imboccata la strada....

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