Il no di Verdini a Gentiloni può accorciare la vita al nuovo governo

Il leader di Ala, Zanetti di Scelta civica e il M5s non voteranno la fiducia all'esecutivo "che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo”

Denis Verdini, Enrico Zanetti (foto LaPresse)

Denis Verdini, Enrico Zanetti (foto LaPresse)

Il leader di Ala, il senatore Denis Verdini, e il leader di Scelta civica, il deputato Enrico Zanetti, hanno detto che non voteranno la fiducia a un governo guidato da Paolo Gentiloni. In una nota congiunta i due leader hanno scritto di condividere la necessità di un “governo nella pienezza delle sue funzioni, sufficientemente forte per far fronte alle immediate emergenze economiche e internazionali legate al ruolo del nostro paese” e di una legge elettorale elaborata dal Parlamento che riesca a fornire il “giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità”. Tuttavia, spiegano, dopo aver parlato di queste questioni con il presidente del Consiglio incaricato, hanno appurato l’impossibilità di approfondire le questioni necessarie e di ottenere un cambiamento sostanziale nella composizione del governo. “Non voteremo la fiducia a un governo che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo”.

   

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Secondo fonti parlamentari, il Movimento 5 stelle non parteciperà al voto di fiducia per il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni, che presterà giuramento lunedì sera. I parlamentari del M5s terranno martedì una riunione per ratificare la decisione. In opposizione a quello che hanno definito “il quarto governo illegittimo non scelto dagli elettori”, interverranno durante il dibattito parlamentare, sia al Senato che alla Camera, per poi abbandonare l’aula al momento del voto. La conferenza dei capigruppo deve ancora decidere l’orario del dibattito, che si svolgerà prima a Montecitorio. “Ogni giorno che passa col governo Gentiloni sono voti in più per il M5s, se fossimo cinici staremmo qui ad aspettare. Ma dato che a noi interessa il paese reale, continueremo affinché si possa andare al voto il prima possibile”, ha dichiarato il deputato pentastellato Alessandro Di Battista.

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  • Giovanni

    13 Dicembre 2016 - 11:11

    Verdini o non Verdini non è questa la preoccupazione maggiore per il governo e neanche per il popolo italiano. La vera ambascia è il risultato del referendum. A mio avviso il fallimento del referendum è quanto di più esiziale sia avvenuto a danno del paese. Gli effetti negativi non si vedranno subito ma come succede spesso per gli eventi importanti solo dopo parecchio tempo. Quando negli anni '80 cominciò a gonfiarsi il debito pubblico pochissimi si accorsero del pericolo e quei pochissimi rimasero inascoltati e a volte derisi. Oggi piangiamo e piangeremo ancora a lungo quel disinteresse. Lo stesso sarà per la vittoria del No. La riforma era sì imperfetta (e nessuna lo sarà mai) ma correggeva finalmente dopo 70 anni alcuni punti che avrebbero contribuito a rendere più snello l'apparato legislativo italiano, avrebbe finalmente regolato i contenziosi fra enti locali e Stato e avrebbe di fatto abolito il Senato. Tutto questo è andato perso e si ritorna purtroppo alla prima repubblica.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Dicembre 2016 - 03:03

    Verdini e i suoi voti al Senato, per ora, sono la ruota di scorta, accuratamente nascosta, ma pronta ad essere usata al bisogno. Dopo accurati calcoli non voteranno la fiducia, d'accordo con Gentiloni. Che non potrà rifiutarli. ove fossero decisivi. Scommettiamo?

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    • franco.bolsi

      13 Dicembre 2016 - 11:11

      Verdini e i cespugli di centro vogliono il ritorno di Renzi, per questo non voteranno la fiducia. Il vero PD (quello di sinistra classica) non vuole ne Renzi ne Berlusconi fra i piedi ne tantomeno Verdini. Sono al governo ma dicono che valuteranno proposta per proposta. Ciò significa che il governo durerà poco o non farà nulla. Berlusconi che vuole il proporzionale come la sinistra del PD e i penta supplirà all'eventuale no del PD (vero). Nel frattempo o Renzi scenderà a compromessi con i maggiorenti del PD o lo faranno definitivamente fuori. Siamo nella prima repubblica. Fantastico, ciao.

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