Nonostante l’Economist

Prodi fa l’altalena, il business invece sul voto ci ha messo la faccia

Nonostante l’Economist

Sergio Marchionne e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Poche cose uniscono Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, Marcello Clarich, presidente della Fondazione Mps, Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca, Philippe Donnet, ad delle Generali, Vincenzo Boccia, presidente della Confindustria, il capo di Mediaset Fedele Confalonieri e quello di Cir Rodolfo De Benedetti. E come loro il 98 per cento dei top manager italiani o che hanno affari in Italia, secondo un sondaggio di Bloomberg: i quali, nonostante gli interessi per definizione in concorrenza, sono per il Sì al referendum, nel merito della riforma e in nome della stabilità. Ed è un Sì, come anche i rari casi di No, dichiarato mettendoci la faccia (nonostante l’invito a votare No alla riforma arrivato ieri dalle pagine dell’Economist). Un coraggio (chiamiamo le cose per nome: non è facile trattare con i poteri pubblici italiani) che fa a botte con i tentennamenti e i bizantinismi di politici che pure, a differenza delle aziende, hanno il compito di parlare chiaro.

 

Referendum e Stabilità: ritorna la sfida tra prenditori e imprenditori

Sarà tra prenditori, cioè titolari di rendite protette (pensioni, potentati dello stato e titolari di poteri di spesa pubblica in primis), e imprenditori, la battaglia che entra nel vivo per la legge di Stabilità 2017.

 

Atteggiamento poi amplificato da surreali retroscena. E dunque non basta il Sì di nicchia e “indifferente alla riforma” del Pd Fabrizio Barca. Ecco una paginata del Corriere della Sera sul “Lo dico, non lo dico” di Romano Prodi: “Non esclude di votare Sì, ma è combattuto, studia tutte le possibili derivate”. Sull’altro fronte è ormai un genere letterario il No di Silvio Berlusconi, che vorrebbe dire Sì un giorno per il bene aziendale, un altro per ribrezzo verso Beppe Grillo, e sempre perché “Renzi è l’unico politico sulla piazza”. Le capriole del Cav. non scandalizzano, anzi. Ma resta il bizzarro contrasto tra politici in piena sindrome da contorcimento, e la schiettezza di industriali e manager. Imparare, please.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    25 Novembre 2016 - 10:10

    Il problema è sempre quello: ai semplici lettori e cittadini gli spazi sono sempre limitati o quasi proibiti, anche con argomentazioni pertinenti sulle varie problematiche. Per industriali e manager spazi illimitati, anche se spesso le loro posizioni sono davvero opinabili.

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