Un’altra buona ragione per chiudere la Commissione antimafia

Con la scusa degli “impresentabili” ormai l’organismo presieduto da Rosy Bindi fa parlare di sé prima di ogni votazione, e fa salti mortali per dimostrare l’indimostrabile. Il caso De Luca – con la surreale accusa di voto di scambio – è solo l’ultimo esempio.

Un’altra buona ragione per chiudere la Commissione antimafia

Rosy Bindi (foto LaPresse)

Sembrava impossibile che la Commissione antimafia, per una volta, si astenesse dal cercare di influenzare una scadenza elettorale. Era difficile, perché un referendum costituzionale non permette di spulciare liste di candidati alla ricerca di “impresentabili”, non consente di interpretare le proposte programmatiche dei vari partiti con l’intento di individuare posizioni che potrebbero avvantaggiare la criminalità organizzata. D’altra parte neppure i più irruenti polemisti hanno attribuito alla mafia una preferenza per il si o per il no.

Un’antimafia da chiudere

Così la Commissione che faceva tremare i polsi è diventata fabbrica d’aureole. Ore le sue giornate si trascinano senza uno slancio, senza un colpo d’ala; e le sedute affogano, una dopo l’altra, nella miseria di una politicheria di terz’ordine, finalizzata, nella maggioranza dei casi, a tutelare conventicole e parrocchiette cresciute nel sottobosco della retorica.

Alla fine, però, l’ineffabile Rosy Bindi è riuscita a mettere il becco anche in questa faccenda, insinuando in modo obliquo che ci sarebbe una qualche interesse mafioso nella campagna a favore del Sì stimolata in Campania dal presidente della Regione. Che poi Vincenzo De Luca sia proprio quello che si è espresso in modo assai sgarbato nei confronti della stessa Bindi, naturalmente, è una pura coincidenza.

La Commissione antimafia ha chiesto alla magistratura di accertare se nella perorazione di De Luca a favore della maggioranza di governo che promuove il Sì al referendum e che ha promesso interventi a favore dei comuni della Campania si possa ravvisare il reato di voto di scambio. Si tratta di una estensione talmente esorbitante del principio del voto di scambio che finirebbe col considerare un reato qualsiasi iniziativa che cerchi di prospettare vantaggi per una popolazione o per una categoria, perchè chiedere il voto a sostegno di quei progetti equivarrebbe a una manipolazione criminale del processo elettorale. Così, con un salto mortale logico e giuridico, la Commissione antimafia è riuscita ancora una volta a far parlare di sé nella settimana precedente a una votazione. C’è solo da sperare che sia l’ultima occasione per queste esibizioni ripetitive e piuttosto sgradevoli.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    24 Novembre 2016 - 20:08

    Il metodo mafioso è tipico della commissione antimafia.

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  • carlo schieppati

    24 Novembre 2016 - 19:07

    La Bindi: una svergognata!

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Novembre 2016 - 18:06

    A redazione: non si scappa è imperativo assoluto, nella società massificata "far parlare di sé". Olim era atteggiamento comune nei salotti, nei cenacoli, nei sinedri , nelle Accademie, nei partiti, nelle Chiese. Tutta roba tra loro. Oggi gli appartenenti a quelle categorie, per lottare tra loro, hanno assoluto bisogno di "far parlare di sé", di "apparire" mediaticamente. I seguaci si cercano nelle masse. Le Elite, i pupari che hanno in mano gli "strumenti di comunicazione di massa" hanno instillato, con diabolica abilità, il far credere ai "fantaccini" di far parte dello Stato Maggiore. Un apparente salto di qualità e di ruolo, così seducente e affascinante che appaga le ambizioni di quelli che non capiscono di essere usati per fini "che lor non tocca, né sanno". Attualmente, tutto si riduce al "Dividi, dividi, una fetta di torta ti toccherà". La Maria Rosaria, non fa eccezione. Un po' squallido?. Ma tant'è.

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  • Giovanni

    24 Novembre 2016 - 16:04

    Ormai la Bindi è fuori misura, partita per la tangente...schizzata? Oppure è follemente innamorata di De Luca. Chi disprezza compera, si dice da noi.

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