Renzi uno e due. Dove può finire il premier se il 4 dicembre vincerà il No

Non si vota su come è scritto l’articolo 70 Cost., si vota sul rétour à la normale o sulla prospettiva, come dicono i romani, di darsi una “smossa". Indagine sul piccolo cabotaggio post-renziano

matteo renzi Sì referendum

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Per come si vanno mettendo le cose nel mondo, e per il fenomeno particolare che rappresenta, nel caso vinca il “No”, ciò che mi verrebbe da escludere per ragioni di buon senso, ma non si sa mai, Renzi avrebbe molto da perdere da una sua normalizzazione. Molto, non tutto, perché essendo giovane ed energico ha comunque parecchie carte ancora da giocare in un teatro pieno di zombie attaccati con una certa superbia a idee vecchie e retoriche untuose. Per normalizzazione intendo questo: si dimette e accetta il reincarico eventuale per fare una nuova legge elettorale con un nuovo esecutivo il cui orizzonte sono le elezioni e una specie di amministrazione controllata nel quadro di un processo politico negoziale vecchio stile, qualche buona cosa da realizzare, possibilità di anticipo delle urne al 2017 o scadenza ordinaria della legislatura al 2018. Intanto si riorganizza il sistema di potere e consenso nel Pd, l’opposizione di centro-destra cerca una sua via oggi di esito improbabile, e ci si misura con i vari grillismi e salvinismi d’assalto, sui cui risultati finali, legge elettorale parzialmente riproporzionalizzata a parte, non scommetterei gran che, sebbene di questi tempi i movimenti delle masse siano particolarmente sgraziati e febbrili. E’ un percorso possibile, accidentato, conflittuale e anche consociativo in potenza, che però consumerebbe il fenomeno rappresentato da una leadership forte che ha preso la staffetta da Berlusconi e ha cambiato la nozione di sinistra nel frattempo incanutita e se possibile ancora intristita. L’eccezione italiana, prima il Cavaliere e poi il boy scout, da un’anomalia all’altra, sarebbe fortemente offuscata se non cancellata.

 

Il partito che nascerà il 5 dicembre

Non esiste una via d’uscita per Renzi in caso di sconfitta. A meno che…

 

Che altro può fare Renzi? Può non accettare un reincarico, tornare leader di partito, lasciare ad altri l’incombenza di un governicchio di transizione, cercare di lanciare nuove idee e costruire quella forza effettivamente e radicalmente diversa dal passato, socialmente e culturalmente rappresentativa di una nuova fase, e giocarsela su tempi medio-lunghi. Il piccolo cabotaggio post-renziano al governo e l’assenza di serie alternative, anche populiste come si dice, forse farebbe tornare quella particolare sinistra non ingombrata dal passato prossimo e remoto di nuovo competitiva e invitante. Chissà. Renzi è sindaco, amministratore, capo esecutivo, la dimensione del governo volle anticiparla per ragioni serie, era consustanziale al suo programma di rinnovamento. E il ruolo di capo di un partito e di costruttore di un blocco sociale non sembrerebbe il suo. La Leopolda ha dato quello che poteva dare, ma è stata una rivoluzione nelle élite, una cosa apprezzabile ed efficace ma di superficie, che solo le primarie e l’ambizione di fare casino dalla tribuna del governo e di cambiare un po’ di cose nel profondo ha riscattato per un momento dal suo spazio limitato. Come il suo predecessore nel centro-destra, anche il Royal baby o The Young Pop (copyright Cerasa)  non pare troppo a suo agio nel ruolo di agitatore di idee e pulsioni sociali o di paziente costruttore di una classe dirigente.

 

Si vedrà. Probabilmente a Renzi toccherà provare a fare le due cose insieme, tenendo le chiappe incollate alla cabina di comando di Palazzo Chigi e provando a mettere su una strategia di movimento che non lo faccia diventare uno qualsiasi che vuole sopravvivere e durare. Intanto è venuto fuori, e a tre settimane dal voto la cosa non si può più nascondere, che la questione della personalizzazione del voto era una trappola politologica anche piuttosto banale. Il voto del 4 dicembre è sul programma d’azione in base al quale governo e renzismo sono nati e si sono affermati in parlamento e nel paese, con un riflesso importante in Europa e un effetto iniziale ma rilevante nell’economia e nello stato della nazione, che non aveva visto riforme simili a quelle varate nei mille giorni di Renzi per molti e molti anni. Non si vota su come è scritto l’articolo 70 Cost., si vota sul rétour à la normale o sulla prospettiva, come dicono i romani, di darsi una “smossa”.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Novembre 2016 - 13:01

    Sul margine sinistro di ogni articolo compare un numero cerchiato, in questo 42. Pensavo si riferisse ai commenti inviati. Se li vuoi visualizzare, pur attivando, altri commenti, ne trovi solo 6. Il 17%, Gli altri? Tutti rimossi? Se ci fossero limiti contrattuali, fatelo saper. Niente di male. "Saggio sopra lo stato presente dei costumi degli italiani", G.Leopardi. 1822. Già, i "costumi".

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    • Giovanni Battistuzzi

      21 Novembre 2016 - 13:01

      Gentile Moreno, il numero cerchiato non si riferisce al numero di commenti, ma alle condivisioni dell'articolo. Cordialità La Redazione

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      • lupimor@gmail.com

        lupimor

        21 Novembre 2016 - 14:02

        Grazie del chiarimento. Non lo sapevo e non era deducibile da nessuna parte. Vedete cosa succede quando uno "ignora". Anche un amico prende cappello. Cordialità critica e auguri al Foglio. Ps. Ignoro anche il motivo del limite 400. Ovvio ci sia, ovvio non siate tenuti a spiegarlo. Per me è una galera. Per me, ho scritto. Su HydePark era 2000.

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        • Giovanni Battistuzzi

          21 Novembre 2016 - 16:04

          Gentile Moreno, grazie alle vostre segnalazioni abbiamo aumentato i caratteri disponibili per voi.

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  • A.tempestilli

    21 Novembre 2016 - 09:09

    io sono con i populisti caro Ferrara. Non ci interessa il futuro di Renzi, così come non ci interessava il suo passato. Da dove viene? Chi l'ha eletto? NESSUNO. E' questo il pensiero che dovrebbe approfondire. Il popolo italiano non lo ha votato. Si rifacciano le elezioni, e chi vince governa, come dovrebbe succedere in una repubblica democratica. il resto è fuffa.

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      21 Novembre 2016 - 12:12

      La fuffa è che non concordiamo neppure su cosa sia la "democrazia". Ciascuno la interpreta a modo suo. Nel 2008 il cdx ottenne e, avrebbe ottenuto anche senza il Porcellum, la maggioranza nelle due Camere. Pure col proporzionale. I numeri sono numeri. Renzi e la sua maggioranza sono dove sono perché la Carta intima: "I governi si formano in Parlamento". La fuffa è in quelli che pensano come lei.

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  • Giovanni

    21 Novembre 2016 - 07:07

    Le conseguenze della vittoria del No potrebbero anche essere drammatiche per il paese se Renzi si dimettesse. Spread alle stelle, incertezza dei mercati con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe e molti essenziali provvedimenti predisposti dal governo come l'abolizione di Equitalia, la decontribuzione per le assunzioni nel sud, ecc, verrebbero cancellati. Renzi non deve dimettersi.

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  • lorenzolodigiani

    20 Novembre 2016 - 22:10

    Vincesse il NO la maggiore responsabilità andrebbe attribuita al cav. Non ai costituzionalisti che la riforma volevano scriverla loro, non alla scombinata compagnia formata da grillini, lepenisti e populisti, sinistra PD, Brunetta e pasionarie forziste. Al cav che non ascolta i suoi elettori moderati, I disinteressati Confalonieri e Letta, forse anche i suoi figli, che usa e getta Parisi.

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    • mauro

      22 Novembre 2016 - 22:10

      Il comportamento del cav, qualsiasi cosa gli frulli per il capo, è abominevole. Quando enuncia i motivi per i quali corre dietro al "no" da un momento all'altro ci si aspetta che gli cresca il naso come Pinocchio. Comunque debbo ancora sentire qualcuno dei votatori no che non si arrampichi sugli specchi dell'illogicità

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