Uno, cento, mille Dibba

Dopo l’intervista a Vanity Fair dell’aspirante leader del M5s non ci sono più dubbi: Di Battista è pronto per “Pechino Express”

Marianna Rizzini

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Di Battista

Alessandro Di Battista (foto LaPresse)

Ci si alza una mattina e ci si trova di fronte non all’ultimo sondaggio sul Sì e sul No, ma alla nuova puntata della telenovela informale “uno, cento, mille Dibba” (alias Alessandro Di Battista, deputato e mattatore nelle piazze a Cinque Stelle). Ci si era abituati, infatti, a non considerarlo più un movimentista post-andino errante, il Dibba, uno con mito di Che Guevara e avventure guatemalteche sempre nel cuore. Ci si era abituati a vederlo girare in moto come il Che, sì, ma in veste non terzomondista (anzi: in tour estivo per il No). Lo si pensava alle prese con gli attivisti inferociti con la Casaleggio Associati in qualche meet-up locale (come sempre accadeva alle feste di M5s) o magari intento a discettare di terrorismo (nel 2014 aveva creato scandalo con tesi del genere “se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato, io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana” – ma poi Dibba si è autoedulcorato e corretto).

 

 

Ma anche 5 Stelle

Il referendum (lottare, sì, però senza strafare), legge elettorale, Siria, Putin, Roma. Dove il Movimento 5 stelle è una cosa e il suo contrario

E c’era chi, guardando i talk-show, si dilungava nella disamina delle analogie e differenze tra il Dibba polemista (e battutaro) e il Luigi Di Maio che studiava da “Alfano di Grillo” (e da futuro candidato premier per il M5s), e chi ricordava il Dibba apparentemente mansueto che a “Porta a Porta”, durante un faccia a faccia con Bruno Vespa, si lasciava scappare, in un riflesso da dottor Stranamore della trattativa stato-mafia, a giudizi non proprio istituzionali sul presidente emerito Giorgio Napolitano. E insomma il Dibba tutto pareva, tranne che uno avviato a una carriera introspettiva di intervistato nostalgico sui principali settimanali.

E invece ieri, su Vanity Fair, ecco le parole che non ti aspetti, con ritorno (col pensiero) dagli Appennini alle Ande (Dibba si autodefinisce un viaggiatore dai “piedi che scottano” ) e con amarcord sul suo primo incontro live con Massimo D’Alema: Dibba e il padre erano in gommone a Corfù, e il “panfilo” dalemiano a un certo punto apparve. Quella volta fu il padre a urlare a D’Alema “hai tradito i valori della sinistra”, ma poi sarà il Dibba, dice Dibba, a ripetere pari pari quelle accuse in Parlamento. Seguono dettagli sparsi: ha fumato canne, faceva impazzire Casaleggio al telefono ed è tornato single (ma se gli arriva una ragazza “con i piedi che scottano” ci ripensa). E a questo punto, più che avversario sotterraneo di Di Maio nella corsa per ma leadership a Cinque Stelle, non si riesce a non vederlo prossimo concorrente vip di “Pechino Express”.

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