E Barca?

Alla ricerca dell’ex “moralizzatore” pd, con la sezione Giubbonari oscurata da Juan Carlos di Spagna.

E Barca?

Fabrizio Barca (foto LaPresse)

Un fantasma s’aggira per la Roma post-voto, nei giorni dell’insediamento del neo-sindaco a Cinque stelle Virginia Raggi (non “sindaca”, ha detto Raggi al culmine del dibattito linguistico, a differenza della collega torinese Chiara Appendino, che ha scelto la versione al femminile dell’appellativo). Un fantasma s’aggira per le lande angosciate del Nazareno, ma non è l’ex avversario di Raggi ed ex candidato dem Roberto Giachetti, ieri inedito in versione “lanciafiamme” (“il Pd ha toccato il fondo”, ha detto in un’intervista al Messaggero).

 

No: nel momento della resa dei conti nel partito, tra un’accusa e l’altra, con Romano Prodi e Massimo D’Alema a orchestrare dall’esterno la critica, e il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia a orchestrare dall’interno l’autocritica (“siamo stati rottamati dai cittadini”, ha detto a Repubblica), ci si domanda dove mai la città abbia nascosto, a livello di dibattito politico, Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione territoriale nel governo Monti ed ex autore di viaggi in Italia anche conosciuti sotto il nome de “La traversata”, (ed. Feltrinelli) saggio su “un’altra idea di partito e governo” da diffondere a suon di “mobilitazione cognitiva” e “piattaforme dei luoghi ideali”, ma al netto del “catoplepismo”. Non solo: Barca è anche e soprattutto l’ex moralizzatore del Partito democratico post Mafia Capitale, l’uomo incaricato dal commissario e presidente pd Matteo Orfini della “mappatura-circoli” che tanto fece arrabbiare i circoli, non contenti di vedersi suddivisi in categorie con graduatoria in negativo (c’erano infatti i circoli disfunzionali per via dell’attitudine a inseguire il “potere per il potere”, quelli in cui si mettevano davanti “gli interessi particolari” e quelli “inerti” ma “catturabili”, cioè scalabili dall’esterno). E insomma, un anno fa, alla presentazione della relazione-Barca, si apprese che, su 108 circoli del Pd, ventisette erano considerati “dannosi” e a rischio chiusura in quanto ricettacolo di vizi, primo fra tutti la promozione di una certa “fedeltà di filiera”. D’altronde Barca, nell’aprile 2013, in un altro brutto momento per il Pd (elezioni Politiche vinte soltanto di misura, e conseguente palude), si era iscritto al partito nella storica sezione Giubbonari (Campo de’ Fiori per ubicazione, Weltanschauung e sostanza), che è come dire il Circolo dei Circoli.

 

Al confino, su Twitter

E ieri, mentre Roberto Giachetti, dal Messaggero, nominava l’ex ministro per dire che sì, “il lavoro di Barca e il commissariamento hanno inciso” sul Pd, ma “non abbastanza”, parlando quasi come un Barca al quadrato (“…ricominciamo dai comitati di quartiere, dalle reti dei cittadini senza piangerci addosso e facendo tesoro delle cavolate fatte in passato…”, diceva Giachetti), il Barca d’antan restava confinato al suo pur attivissimo account Twitter. Né i romani che si fermavano a leggere l’Unità fuori dalla sezione suddetta, ieri pomeriggio, parevano preoccuparsene (alla domanda “scusi ma lei sa che fine ha fatto Fabrizio Barca?”, il signor Gianni Altieri, elettore pd non iscritto né alla sezione-circolo Giubbonari né altrove, rispondeva “di non averne idea”. E la signora Anna, fermatasi a leggere un articolo sul M5s e il Pd in Sicilia, iscritta in un circolo più periferico, diceva “i problemi ora sono altri”). La sezione Giubbonari se ne restava lì, come tutti i giorni, con la porta aperta e due sedie fuori, mentre il fantasma di Barca (e della “mappatura circoli” che non era bastata a evitare il crollo) appariva lontano, e nella via Giubbonari medesima si diffondeva, incontrollata, la voce che re Juan Carlos di Spagna, la sera precedente, fosse stato a cena al Ristorante Salumeria Roscioli (centro metri più avanti). E pareva tutto un malinconico segno dei tempi.

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