Che cosa vuol dire quando si dice che sulle unioni civili si voterà con libertà di coscienza

Ai parlamentari del Pd e pentastellati, nonché a quelli di Forza Italia, è stata concessa in occasione della votazione sul ddl Cirinnà, o almeno su qualche specifico articolo di esso. Dunque, è stata loro “concessa” perché non ce l’avevano? Le leggi normalmente sono votate da persone non libere?
Che cosa vuol dire quando si dice che sulle unioni civili si voterà con libertà di coscienza

Un momento del dibattito al Senato sul ddl Cirinnà (foto LaPresse)

Questa vicenda della “libertà di coscienza” non è così banale. Sono contento che ai parlamentari del Pd e pentastellati, nonché a quelli di Forza Italia, sia stata concessa in occasione della votazione sul ddl Cirinnà, o almeno su qualche specifico articolo di esso. Eppure, mi domando: dunque, è stata loro “concessa” perché non ce l’avevano? Volete dirmi che le leggi normalmente sono votate da persone non libere? E gli altri, i cui partiti non l’hanno concessa, vuol dire che non ce l’hanno o che ce l’hanno sempre? Certo, si tratta solo di un modo di dire, ma come sempre i modi di dire tradiscono modi di pensare e problemi.

 

Il problema è che, contrariamente ai fiumi di parole versate sul loro crollo, le ideologie sono ancora lì. Sono cambiate, diventate più scaltre, più pragmatiche – forse – ma sono ancora lì e funzionano come prima. Il meccanismo dell’ideologia è che un’idea o un valore viene isolato ed elevato a valore unico e assoluto a cui poi bisogna sottomettersi. Dal momento dell’adesione a esso, se ne diventa meccanici strumenti. Non importa se il valore è l’uguaglianza, la libertà di scelta, l’onestà, il metodo (la democrazia diretta on line), lo statalismo o l’anti-statalismo. Solo per citarne alcuni presenti in Parlamento. Non importa neanche se i valori che si combinano sono due o tre di questi o di altri: si tratta sempre di assolutizzazioni che non tengono conto della molteplicità, della varietà, della profondità e della stringente cogenza della realtà. Tutto può diventare ideologia, inclusa la fede religiosa quando è malintesa – s’intende che se diventa ideologia non è fede – e la squadra di calcio, purtroppo per i tifosi di squadre sfortunate come il mio Torino. E nelle ideologie si è sempre imprigionati nello stesso modo: si è in una gabbia di pensiero, nella quale ogni appello della realtà viene respinto, i dati falsificati, il nemico stigmatizzato e silenziato il più possibile.

 

Che sia una trasformazione e non un crollo lo si vede chiaramente in Italia e all’estero. In un acuto articolo di addio a Repubblica Ezio Mauro ha spiegato benissimo che l’idea del giornale-partito è quella di un azionismo di massa, fatto dall’incontro di liberismo e marxismo. Si tratta di un’ideologia evoluta e, quando Repubblica fu fondata, estremamente anticipatrice. Hillary Clinton ci si sta giocando una presidenza degli Stati Uniti nel 2016. Ma è una sofisticazione di un’ideologia e non una fine. E così valga per le varie forme assunte dal liberismo, sopravvissuto al crollo dell’antagonista, per esempio quando è unito al calvinismo americano (avete sentito Ted Cruz?), al radicalismo libertario (Tea Party), al socialismo (l’incredibile Sanders che tanto spaventa Hillary).

 

Del resto, se le ideologie fossero crollate, da cosa avrebbero “libertà di coscienza” i nostri parlamentari? Certo, dalla disciplina di partito, ma la disciplina intorno a cosa è costruita, visto che non sorge naturale a quanto pare?

 

Ovviamente c’è anche chi dice che è inevitabile, che non c’è altro che ideologia e ciascuno ha la propria. Il mondo è solo un insieme di gabbie, piccole e grandi, non c’è altra dinamica che quella del potere degli uni sugli altri e l’unica legge, avrebbe detto Tucidide, è quella della forza. È una versione cruda ma la trovo più intellettualmente onesta e realista di quella del celebre “crollo” e del finto “pragmatismo”. Il pragmatismo è solo un pezzo delle nuove ideologie, e non è un caso che chi, come Bernie Sanders, lo respinge in nome di una franca ideologia, sia tanto apprezzato dai giovani.

 

[**Video_box_2**]C’è un’alternativa alle ideologie? Sì, cercare di dire come stanno le cose in realtà, ammettere quando si sbaglia e si è stati superficiali o parziali nella comprensione dei problemi, continuare ad affermare la verità (quella con la “v” minuscola ma non debole) anche quando non la si vive, si è incoerenti, e – soprattutto – anche quando non conviene. Vasilij Grossman, uno dei pochi autori davvero anti-ideologici perché ben consapevole della nostra tendenza ad esserlo, parlava della forza della verità come di una “meravigliosa chiara forza del dialogo sincero”.

 

Nel nostro sistema parlamentare la libertà di poter dire e accettare la verità è garantita dalla mancanza di vincolo di mandato, fonte dei peggiori trasformismi, ma irrinunciabile se vogliamo avere la speranza non che le ideologie scompaiano o crollino, cosa per la quale dovrebbe finire l’uomo – l’animale tendenzialmente ideologico – ma che ogni tanto esse possano essere vinte. Godiamoci dunque la settimana di libertà di coscienza, sperando che sia solo un inizio di lotta alle inevitabili, sempre presenti, sempre più sofisticate, ideologie.

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