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Basta con il Fiscal compact. Pazza idea di Renzi per il 2016

Eliminarlo? No. Rinegoziarlo? Sì. L’Europa, i vincoli che rischiano di diventare come una camicia di forza, i calcoli (con brividi) per l’anno che sarà. Così Renzi prepara la sua caccia contro il totem dell’austerità

di Claudio Cerasa | 09 Gennaio 2016 ore 06:10

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Il premier Matteo Renzi (foto LaPresse)

La rottamazione renziana, si sa, è da tempo alla ricerca di un nuovo complemento oggetto, di un qualcosa che possa aiutare il presidente del Consiglio a identificare e a inquadrare un nemico che sia un filino più concreto di un piccolo gufo in miniatura disegnato su una slide di Palazzo Chigi, e in un anno cruciale come quello che si è appena aperto, anno di referendum costituzionale e di elezioni amministrative, al capo del governo servirebbe come il pane un nemico concreto contro cui iniziare a combattere e contro il quale creare un robusto movimento di consenso. Nelle ultime settimane Renzi ha indirizzato il mirino delle sue polemiche contro un obiettivo tutto sommato facile come “la cattiva Europa dei burocrati” ma a quanto risulta al Foglio, una volta incassato il sì definitivo della Commissione sulla legge di Stabilità, nei prossimi mesi il vero cuore della rottamazione renziana diventerà un’espressione cupa ma cruciale contro la quale il presidente del Consiglio cercherà di scagliarsi per guidare una rivolta contro il grande totem dell’austerità europea: il Fiscal compact.

 

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Naturalmente, è anche a questo a cui si riferiva il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem quando, due giorni fa, ha lanciato un messaggio velenoso al presidente del Consiglio italiano: “L’Italia ha chiesto varie flessibilità. La flessibilità è un margine, si può usare una volta sola. Non si può esagerare”. Problema: può Renzi permettersi di arrivare con le mani legate alla manovra più importante della sua carriera politica sapendo, tra l’altro, che il prossimo anno sarà ancora più complicato ottenere margini di flessibilità con una Germania che andrà al voto? Risposta negativa. Ed è anche in virtù di questo ragionamento che il presidente del Consiglio sta studiando il momento giusto per costruire in Europa un tavolo di alleanze (non soltanto con i leader progressisti) per lanciare la sua scomunica contro il Fiscal compact. Modificare il Fiscal compact è un processo complicato ed essendo un trattato internazionale andrebbe rinegoziato con tutti gli stati membri. L’intenzione di Renzi è però quella di andare avanti su questa strada e di trasformare la battaglia (vedremo poi in che forme avverrà) nel nuovo collante del renzismo di lotta e di governo. L’idea è quella di gettare con anticipo un sasso nello stagno dell’austerità; di rivolgere un appello ai colleghi europei per combattere i fenomeni di disgregazione dell’Eurozona con atti concreti indirizzati allo stimolo della crescita; di intestarsi una battaglia dalla posizione di forza di chi ha sempre rispettato le regole; e di fare di tutto (compreso violare il Fiscal compact, accettando dunque il rischio di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia) per evitare che il percorso del governo venga ingabbiato da quei vincoli che finora Renzi è riuscito a dribblare ma che dal prossimo anno diventeranno rigidi, come una camicia di forza. La sfida del 2016, dunque, accanto al referendum, è questa. Rinegoziare il Fiscal compact. L’idea c’è. Che Renzi riesca a portarla in porto, poi, è tutta un’altra storia. 

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI MATTEO RENZI , FISCAL COMPACT , PAREGGIO DI BILANCIO , DEFICIT , UNIONE EUROPEA

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