Grillo, ma dove vai?

Il caso Quarto e le epurazioni. “Così il MoVimento è diventato come tutto quello che prima contestavamo”. Parlano 20 dei 37 grillini cacciati perché non allineati.
Grillo, ma dove vai?

Beppe Grillo (foto LaPresse)

O-ne-stà. O-ne-stà. O-ne-stà. Non-ba-sta. Non-ba-sta. Non-ba-sta. Gridare onestà non basta. Il mito della purezza a Cinque Stelle si sta infrangendo a Quarto, in provincia di Napoli. Alcune intercettazioni pubblicate ieri dalla Stampa rivelano il sostegno di esponenti criminali al M5S alle elezioni comunali dell’anno scorso. Il recordman di preferenze Giovanni De Robbio, consigliere comunale (nel frattempo cacciato dal MoVimento), avrebbe promesso ad Alfonso Cesarano, imprenditore legato al clan camorrista dei Polverino, la gestione del campo sportivo e agevolazioni in cambio di voti. “Quando segnalai che a Ostia i clan inneggiavano al M5s, Di Maio disse che mi dovevano ricoverare. Lo disse da Quarto, dove la camorra vota M5S”, attacca il presidente del Pd Matteo Orfini. I Cinque Stelle, dunque, non hanno solo un problema di dissenso interno, sfociato in due anni e mezzo di epurazioni.

 

All’inizio era vietato andare in tv. Chi rilasciava interviste contraddiceva le disposizioni del Movimento 5 stelle e del Casalgrillo (Gianroberto Casaleggio + Beppe Grillo) e veniva espulso. E’ il caso del senatore Marino Mastrangeli, colpevole di aver partecipato – era il 2013 – al programma di Barbara D’Urso. Poi sono arrivate le espulsioni dei parlamentari “non più in sintonia con il MoVimento” (Grillo), che avrebbero voluto far nascere un governo dialogando con il centrosinistra, come Luis Alberto Orellana, nel giro di qualche mese passato da candidato alla guida di Palazzo Madama a reietto. Nell’ultima evoluzione del M5s, il metro di giudizio delle espulsioni sono la fedeltà agli scontrini. Il rendiconto è diventata un’ossessione. L’ultima a essere mandata via è la senatrice Serenella Fucksia, cacciata dal M5s a fine 2015 perché non era in regola con i versamenti.
Dal 2013 a oggi sono 37 i deputati e senatori che non sono più nel MoVimento, fra espulsioni e abbandoni. Il Foglio ha parlato con venti di loro, per farsi raccontare com’è il MoVimento visto da fuori. Alcuni sono entrati in maggioranza, come Tommaso Currò, Alessio Tacconi e Gessica Rostellato, che sono passati al Pd. Altri hanno fondato gruppi autonomi, come Alternativa Libera. Altri hanno rianimato i Verdi in Parlamento (Paola De Pin), altri ancora si sono avvicinati a Fratelli d’Italia (Walter Rizzetto). Qualcuno ha virato a sinistra, come Adriano Zaccagnini, oggi in Sel. Poi c’è chi è convinto di portare avanti “i veri valori del M5s fuori dal M5s”, perché il Movimento ormai è diventato un partito come gli altri. Tutta colpa di quel Casaleggio, anzi della Casaleggio Associati, come ripetono gli espulsi e i delusi, che dal 2013 a oggi hanno assistito alla radicalizzazione del loro ex partito, dove – affermano tutti – “non c’è spazio per il dissenso”. “La segregazione fisica della popolazione in enclavi autoimposte, razzialmente omogenee, – scrive Christopher Lasch in “La ribellione delle élite” (Feltrinelli) – ha come controparte una sorta di balcanizzazione dell’opinione. Ogni gruppo ha la tendenza ad asserragliarsi nei propri dogmi. Siamo diventati una nazione di minoranze e a completare il processo manca soltanto che esse vengano ufficialmente riconosciute in quanto tali. Questa parodia di ‘comunità’, un termine molto usato, ma non esattamente compreso, comporta la presunzione insidiosa che tutti i membri del gruppo la pensino nello stesso modo”. Anche il M5s è una delle minoranze italiane, asserragliata in dogmi variabili; una volta è il divieto di andare in tv, sterco del demonio, un’altra il divieto di dialogare con l’avversario, pena la contaminazione.

 

“Il M5s non è un movimento – dice il senatore calabrese Francesco Molinari, oggi al Gruppo Misto, un tempo molto attivo nel M5s, sua la prima lista certificata a Cosenza nel 2011 – è l’evoluzione del berlusconismo, il 3.0. E’ il partito perfetto che Berlusconi cercava e che Grillo e Casaleggio hanno realizzato al meglio. Non ci mettono la faccia, non ci mettono i soldi, hanno solo soldatini pronti a eseguire degli ordini. In pratica un partito leninista senza che, di base, ci sia la storia del leninismo. Lei potrà dunque capire la pericolosità per le istituzioni democratiche e il mio rammarico per aver contribuito a realizzarlo”. La democrazia diretta, l’orizzontalità, l’uno vale uno. Tutto sparito. “Io non mi sento un traditore – dice Tancredi Turco, deputato e avvocato veronese, oggi in Alternativa Libera – ma uno che porta avanti i valori del M5s, un movimento di cittadini liberi che dovevano andare in Parlamento a portare freschezza e invece si è trasformato in un partito come tutti gli altri, con le sue dinamiche interne, dove non si fa più l’interesse dei cittadini ma del partito. Come gli altri appunto. All’inizio, quando c’erano dissidi interni, erano in tanti a criticare. Adesso non critica più nessuno perché tutti tendono a salvarsi il posto: la rielezione viene garantita a chi non rompe le scatole. E il fatto che non ci sia dibattito interno è antidemocratico. Anche la carriera è identica a quella degli altri partiti: si fa in base alla fedeltà che tu giuri a quello che è il vero capo del Movimento”. Ovvero? “Non Grillo, ma Casaleggio. Grillo è l’uomo immagine prestato a questo ruolo. Tutto è gestito a Milano dalla Casaleggio Associati. Vede, non ci sarebbe nulla di male se fosse chiaro. Chi vota Forza Italia sa che dà potere a Berlusconi. Nel M5s invece c’era lo slogan di dare potere ai cittadini, ma la realtà è che si dà potere a Casaleggio”.

 

Alla fine gli espulsi ce l’hanno più con il Telespalla Bob, il signore dei riccioli, che con Grillo. “Grillo è un attore che recita il copione della Casaleggio Associati – spiega Lorenzo Battista, senatore triestino – ho persino il dubbio che non creda a quel che dice”. Appena qualcuno dice qualcosa di moderato, accondiscendente o si permette un’apertura, viene fatto fuori. Ed è in quelle circostanze che la mitologica Rete diventa una gogna pubblica per i ‘traditori’. Battista ricorda centinaia di commenti contro chi se n’era andato o era stato cacciato, di persone che nei commenti su Facebook mettevano “foto di quelli dell’Isis mentre tagliano le gole. La violenza di certi commenti spaventa. Penso che la Rete possa essere un fenomeno controllabile, se c’è volontà di controllarlo. Non può essere anarchia allo stato puro. Odio chiama odio. A me hanno mandato una lettera con un proiettile, mi hanno scritto una bestemmia sulla porta di casa dove abito, c’è gente che si è trovata i finestrini della macchina spaccati”. A furia di seminare odio, però, il M5s ha cominciato la mutazione. Non solo a livello parlamentare. “Penso ai MeetUp della mia città, Trieste. Tutte le persone che avevano iniziato con noi ormai si sono allontanate”. Ora sono arrivate diverse persone che non vedono l’ora di cliccare mi piace sui video di Alessandro Di Battista, lo show man del MoVimento. “Magari su quei video fatti con gli interventi di tre minuti a fine seduta – prosegue Battista – che non contano nulla ma fanno un milione di visualizzazioni. Lui è contento, la gente clicca, i fan aumentano ma poi alla fine la proposta qual è? Il M5s, che è una forza parlamentare, oltre a fare i banchetti, che cosa fa? Ha raccolto personalità della società civile, professori dell’università? Qualcuno si è avvicinato? No, a me pare che prevalga la volontà di spaventare”. Il risultato finale, aggiunge Maurizio Romani, senatore fiorentino, oggi nell’Idv, è che il M5s “è più una setta che un partito. Era un’idea grandiosa, ma sono mancati gli uomini per fare le cose, a partire dai vertici. Dovrebbero essere il megafono, ma il megafono amplifica quello che dice la base, se invece amplifica i vertici stessi le cose cambiano. In più, obiettivamente, il MoVimento è andato molto a destra. Si accusa Renzi di essere un falso di sinistra ma poi il M5s è diventato un falso di destra. Insomma, ha perso la sua funzione. Non è un caso che nei MeetUp siano andati via tutti i vecchi e siano rimaste le persone che hanno capito che con questo sistema si va in Parlamento e si guadagna: ‘Se si fa casino, magari ci buttano fuori, ma tanto poi restiamo in Parlamento’. E questo mi fa pena”. Insieme a Romani fu espulsa, in un’affollata assemblea-processo a Firenze, pure Alessandra Bencini, senatrice, anche lei oggi nell’Idv. “Per me – ironizza – il M5S è un movimento, sì, un movimento di corpo… Adesso nel gruppo parlamentare rimangono quelli duri e puri e quelli sottomessi. Rimangono quelli che non pongono obiezioni, che sono lì a fare numero, grazie alla posizione che economicamente ricoprono. E non è poco: tante persone lì sono ex disoccupati o con lavori umili”. E il MoVimento com’è visto da fuori? “Non c’è una discussione profonda, politica, sulle scelte da prendere, su qual è la più intelligente, quella strategicamente migliore, perché il gruppo decide di andare in una direzione. Nel M5s manca la capacità di dare una linea politica: stanno dove va il vento, dove si fa demagogia. E ora il Cinque Stelle è sempre più ghettizzato, poco propenso a confrontarsi con le altri parti. Quando qualcuno parla, secondo loro c’è sempre qualche tornaconto personale. E anche se chi parla conosce la materia, loro sono sempre prevenuti, come se fossero quelli che sanno tutto e detengono la scienza. C’è tanta ignoranza politica nel M5s: c’è gente che non ha nessun percorso politico a parte un minimo di militanza nei MeetUp, che è ben altra cosa rispetto a essere stati nelle istituzioni comunali, regionali o in Parlamento. Il M5S pecca di poca modestia. Per carità non è tutto rose e fiori, ma la denigrazione continua non è accettabile”. Il M5s non fa politica, aggiunge la senatrice, è ormai un’altra cosa: “Se Bersani voleva preservare la ditta, loro vogliono salvare l’azienda. Sì, il M5S è un’azienda, Casaleggio e Grillo hanno capito che il giochino è fruttifero e che all’opposizione si regge meglio che a governare, perché quando governi vieni giudicato, fai scelte politiche saranno condivise da una parte ma non dall’altra. Trovi consenso e poi il dissenso”. E dissenso è una brutta parola, specie se è interno al partito. Appena qualcuno solleva qualche dubbio, c’è subito la fatwa dello scontrino pronta a colpirlo. “Con l’espulsione della Fucksia – dice il senatore Orellana – siamo alle solite. Non c’è confronto interno e non c’è democrazia. Sarebbe stato più onesto dire che la quantità di dissenso era superiore a quella accettabile, ma sarebbe stato brutto da leggere, quindi si diventa giustizialisti e si umiliano le persone. Poi però uno ci resta male. Nel 2009, e per un bel po’ di tempo, le cose non erano così, prima che il M5S diventasse una caserma”.

 

Nell’analisi dei parlamentari che non fanno più parte del partito di Grillo, pardon, di Casaleggio, oltre alle critiche al Telespalla Bob per come ha stravolto il MoVimento, c’è anche una presa d’atto: il M5s è diventato un partito a tutti gli effetti. “Il MoVimento è diventato un partito – dice il deputato Rizzetto – gli va dato atto che hanno imparato a fare politica e a confrontarsi qualche volta, come nel caso dell’elezione dei giudici della Corte costituzionale, quando è stato fatto un accordo politico. L’antipolitica era necessaria, adesso però serve la politica, che non deve però essere fatta da una setta o un gruppo chiuso di ultrà, nel quale si sfogano le proprie frustrazioni, vissute negli ultimi anni, con attacchi spropositati. Così, dunque, sono diventati quello che non volevano diventare. Per questo dovrebbero iniziare a essere meno vanitosi, perché non tutti coloro che fanno politica sono brutti, sporchi e cattivi. Le buone idee non vengono solo da una parte. Questo esecutivo non soddisfa le richieste dei cittadini, sono d’accordo, ma bisogna mettere da parte la vanità e cercare più confronto, cosa che è mancata nei primi due anni di esperienze parlamentari nel M5s”. La senatrice Monica Casaletto, oggi in Gal, parla del M5s con amarezza. “Avevamo un’idea romantica. Quando eravamo sui territori eravamo liberi perché non eravamo nessuno”. Una volta sbarcati a Roma, beh, le cose sono cambiate: è arrivata “l’invasione della Casaleggio Associati. Dovevamo fare un partito non più verticistico ma alla fine si è rivelato essere il più verticistico di tutti i partiti verticistici, con mio grande dispiacere perché io sono stata attivista per cinque anni. E io ancora soffro umanamente perché ci ho creduto tanto”.

 

Nel passaggio da movimento a partito, però, il tasso di partecipazione è diminuito, sostiene Maria Mussini, senatrice e animatrice del Movimento X. “Nei gruppi locali, lo vedo nei miei ma anche in altre regioni, gli animatori iniziali dei MeetUp non ci sono più, sono stati sostituiti. Però crescendo, doveva crescere il numero di persone attive, non quelli che stanno dietro la tastiera di un computer. Invece le persone attive per lavorare, fare incontri e manifestazioni sono enormemente calate. E questo corrisponde alla trasformazione del M5s in partito. Oggi i partiti hanno grosse difficoltà nel radunare le persone, nel far discutere. Il M5s ha preso il peggio degli altri partiti, non ha seguito quel processo dal basso che invece lo caratterizzava, che è la cosa più grave in assoluto. Poi è curiosa questa ossessione per il denaro, per lo scontrino, pur non avendo trasparenza di bilancio, perché di fatto l’organo di riferimento è un’azienda privata, la Casaleggio Associati. Non sto dicendo che gli altri siano migliori, ma la cosa che dispiace a noi eletti e a chi ha animato il MoVimento fin dall’inizio è che credevamo che la grande rivoluzione sarebbe stata l’arrivo massiccio nelle istituzioni di una rappresentanza autentica. E invece no. Io non mi illudevo che sarebbe stata una cosa facile, ma non immaginavo neanche che la degenerazione sarebbe stata così totale e così rapida. Quei valori, comunque, non sono di proprietà di nessuno, sono ancora tutti da realizzare e non sarà il M5s di oggi a farlo”. Per questo c’è chi vuole portarli avanti da fuori. “Io sono comunque una Cinque Stelle anche se non sono più lì – dice la senatrice Ivana Simeoni, espulsa insieme al figlio deputato Cristian Iannuzzi – Siamo nati per questo e manteniamo il nostro credo. Il problema sono Casaleggio e Grillo, dovrebbero lasciare il MoVimento. I ragazzi – Di Maio e Di Battista – sono preparati e in gamba, con loro il M5s sarebbe un grande movimento. Invece dirigono tutto Casaleggio & figli. Lui comanda tutto da Milano. Doveva essere un movimento di cittadini nelle istituzioni, è diventato il movimento padronale della Casaleggio Associati”. C’è sempre lui al centro dei discorsi degli ex M5s. Lui è quello che decide la linea politica, che dà ordini, che stabilisce le espulsioni. Lui, il Grande Fratello Casaleggio. “Le espulsioni sono una linea politica – dice il deputato Zaccagnini – indicata da Casaleggio. Sono i due minuti di odio orwelliano, manifestati periodicamente espellendo le persone. Il problema è la brutalità che viene instillata nel linguaggio politico. Nel M5s c’è una regressione rispetto ad altri partiti, perché non viene accettato il dissenso interno. In altri partiti invece ci sono correnti o altre forme di discussione, il MoVimento invece si sta trasformando in un partito peggiore di quello staliniano. Io penso che dietro Casaleggio ci siano interessi pesanti per convogliare la protesta genuina di persone di destra e di sinistra verso un binario morto. Il M5s è un incubatore di protesta sociale che istituzionalizza la protesta sociale e la depotenzia portandola su un binario morto, per evitare che trovi uno sbocco”.

 

La pattuglia dei toscani espulsa è molto nutrita. Molti di loro hanno avuto in passato esperienze a sinistra e questo è un dato socio-politico interessante – seppur empiricamente limitato – se confrontato con le parole di Romani sul progressivo spostamento a destra del M5s. Tra questi c’è Massimo Artini, deputato di Alternativa Libera. Dice che il M5S ormai è funzionale al Pd e a Renzi. “Con l’espulsione della Fucksia hanno regalato più tranquillità a Renzi al Senato. Così come tutte le azioni fatte – dalla legge elettorale all’elezione dei giudici della Consulta – vanno a favorire Renzi. Se uno ci fa caso, l’unica cosa detta sull’Italicum è che va bene così”. Artini conosceva un altro MoVimento. “Oggi è diventato qualcosa di televisivo, al pari del Pd. Ma non era nato per questo. Guardiamo come sta affrontando le amministrative. Continuano a ragionare come se fossimo ancora nel 2009. Loro dicono: ‘Si entra in Comune per controllare’. Ma questo vuol dire non capire che passaggio è stato fatto. Oggi hai 140 parlamentari”. Eppure, nonostante questi deputati e senatori, quindi con una forza di interdizione non da poco, il “M5s è diventato funzionale al governo, come si è visto sulla legge di stabilità. Noi, che siamo una forza piccola in Parlamento, abbiamo scoperto più cose rispetto al M5s, che spende 3 milioni di euro in uffici legislativi, hanno trenta persone, noi invece ne abbiano due; quindi a un certo punto va valutata anche l’efficacia dell’azione politica. Alla fine viene da dire che la famosa scatoletta di tonno se la sono mangiata ed è pure piaciuta”. Non tutto, dice Artini, può essere risolto con la parola “onestà”. “Bisogna vedere che cosa c’è dietro la parola onestà. Anche io sono onesto. E onestamente ho votato contro le leggi del governo, contro la legge elettorale e la legge costituzionale. Loro, ogni volta, uscivano dall’aula. Che cosa vuol dire? Non esprimersi o avevano paura che qualcuno votasse a favore?”. Aggiunge Marco Baldassarre, deputato di Al: “Sono diventati il classico partito che grida tantissimo ma fa di tutto per non cambiare nulla. Prendiamo la legge di stabilità, non sono riusciti a cambiare nulla, hanno preferito fare espulsioni per mantenere ordine all’interno anziché fare qualcosa di buono nei provvedimenti. Invece di fare accordi sottobanco solo per far eleggere Barbera alla Corte costituzionale, se lo avessero fatto anche su altro, come il Salva banche, avrebbero ottenuto qualcosa. Noi avevamo proposto di aumentare il rimborso degli obbligazionisti truffati utilizzando i dividendi della Banca d’Italia”.

 

I parlamentari hanno scoperto, dunque, che il M5s non è quello della democrazia diretta. Uno vale uno, ma ci sono due che valgono per tutti. E l’Internet non è la panacea di tutti i mali. “Vedo in Rete – dice il senatore Giuseppe Vacciano, espulso insieme a Simeoni e Iannuzzi – un atteggiamento di odio, è diventato una sorta di sfogatoio verbalmente violento. Mentre noi eravamo lì per confrontarci e io rispetto tutte le persone anche con idee diverse dalle mie. La Rete doveva servire per favorire il dibattito e per fare attività formativa, ma se manca l’aspetto formativo e la rete diventa uno strumento di ratifica, per dire sì o no a una scelta già presa, ha poco senso”. Ecco, appunto la mitologica Rete è stata usata poco per prendere decisioni importanti. “La democrazia diretta – dice il senatore Fabrizio Bocchino – è una utopia irrealizzabile, ma la democrazia partecipata si può fare. Solo che quelle poche votazioni sul blog – peraltro sulle espulsioni, non di programma – sono farlocche, non c’è nessun tipo di trasparenza. Non c’è un database degli iscritti e la certificazione non ha mai certificato un bel niente. La Casaleggio ha sempre un controllo ferreo sul sito, sulla modalità di votazione, sugli iscritti. I militanti non possono fare una verifica sulle votazione fatte sul blog”. Ma perché il Movimento cresce ancora? “Si vede che agli italiani piacciono gli uomini soli al comando. Anche il renzismo gode di ampio consenso. Il M5s catalizza protesta e senso di sfiducia, ed è importante, ma sparare su tutto e su tutti non aiuta a risolvere i problemi. Dopo aver detto che sono tutti incapaci e ladri, che cosa facciamo? Loro, quando arrivano in parlamento e nelle amministrazioni che governano, sono incapaci di affrontare la complessità dei luoghi che amministrano”.

 

[**Video_box_2**]Molti parlamentari – come si vede – sottolineano che il MoVimento è diventato qualcos’altro. Si è trasformato. E’ diventato un partito, la democrazia diretta ha ceduto il passo alla ratifica di scelte già prese altrove, nella Casaleggio Associati. “Ma io potrei dire – spiega il deputato Tacconi, eletto nella circoscrizione estero – che il M5s in realtà è rimasto lo stesso. Quello che è cambiato e che adesso i personaggi più famosi vanno in tv, ci dicono di poter risolvere i problemi complessi dell’Italia con soluzioni semplici, sono bravi a fare quel che fanno: stanno facendo propaganda, puntano alla pancia della gente e dicono che con il M5s sarebbe una fiaba a lieto fine”. E se nei sondaggi i numeri sono gli stessi di due anni e mezzo fa, “lo zoccolo duro è cambiato: prima c’erano persone che credevano nell’idea di portare avanti una democrazia diretta e dicevano no alla partitocrazia. Il problema è che quelle persone ora non lo votano più il M5s, che è concentrato in una base elettorale con persone arrabbiate perché non hanno un lavoro. Ma le soluzioni facili che il M5s propone non sono attuabili. Ancora ci devono spiegare dove prendere i soldi per il reddito di cittadinanza. Per trovare 100 mila euro nella legge di stabilità abbiamo fatto i salti mortali”. Ma come mai continuano a restare così alti nei sondaggi? Perché manca un’alternativa, sostiene Francesco Campanella, senatore, oggi ne L’Altra Europa con Tsipras, impegnato a costruire un partito di sinistra. “La gente pensa che il M5s sia quantitativamente credibile e si affida a questo salvagente. Io spero che con la costituzione di un partito di sinistra importante questo tipo unicità dell’offerta in termini di opposizione venga meno. Laddove i partiti di sinistra si autoconfinano in un luogo di testimonianza il M5s sostanzialmente non ha competitori credibili”. Il Movimento, aggiunge Campanella, “ha combattuto una vita contro la categoria del meno peggio, ma alla fine è accettato dall’elettorato proprio come il meno peggio. Un discorso che vale sia per il M5s che per Renzi. Vengono scelti dagli elettori perché credono che votare l’uno significhi ostacolare l’altro e viceversa. Quello che fa più specie è l’omologazione: l’appoggio ai candidati a giudici della Corte costituzionale, per uno che ha creduto nel M5s come movimento alternativo, di rottura, risulta inspiegabile. La politica è fatta di realismo però in questo caso risulta incomprensibile. Così come non è ignoto a nessuno che l’Italicum al M5s va benissimo”.

 

A qualcuno la definizione di “ex M5s” va stretta. Non vogliono essere ricordati solo per quello, per questo lavorano per distinguersi in Parlamento con proposte ed emendamenti. Laura Bignami, senatrice, molto attenta al sociale, anche lei nel Movimento X, che si avvicina all’idea di Podemos, continua fare una donazione di diecimila euro ogni quattro mesi, perché “non voglio arricchirmi con questa esperienza, il denaro è sterco del demonio”. Dice: “Le motivazioni che ci hanno spinto rimangono sempre le stesse, la linea politica non è cambiata, è il Movimento a essere cambiato. Grillo voleva buttare fuori la massa critica, quella che faceva domande lecite. Io non ero lì per fare il burattino, non eravamo assoldati per dire sì, ma per essere portatori delle voci del popolo. E io sono un fisico, non si può chiedere a un fisico di negare l’evidenza. E quella non era democrazia, noi avevamo il dovere di dirlo”. Nella società dello spettacolo, anche il M5s è entrato a far parte dello show. Il MoVimento prima era un posto dove si studiava un sacco, dice il deputato Sebastiano Barbanti, che intende continuare a lavorare “per il territorio, con il territorio e sul territorio”. Prima ancora della protesta “avevamo delle proposte: dicevamo no a qualcosa ma immediatamente avevamo una controproposta incredibile, fondata su anni di studi e di lavoro, perché il mondo è complesso chi vuole semplificare sbaglia. Oggi siamo arrivati a proposte non ragionate, poco sensate, proposte facile da comunicare ma senza fondamento teorico. Prendiamo la polemica montata sulle banche. Quando furono dati quattro miliardi di euro a Mps – soldi poi restituiti, tanto che lo stato ci ha anche guadagnato – si gridò al governo ladro. Oggi il governo ha preso i soldi dagli investitori e si dice che il governo è ladro. Alla fine i nodi e le contraddizioni vengono al pettine”. L’immagine insomma è tutto. Bisogna per esempio dimostrare di essere sempre duri e puri. “Oggi – dice Ivan Catalano, deputato passato a Scelta civica, insieme a Paola Pinna – il M5s è diventato un partito politico a tutti gli effetti, con tutti i difetti che il M5s contestava all’inizio: decisioni verticistiche, poca discussione interna, comunicazione predominante rispetto ai contenuti. Un partito che ha fatto più campagna di immagine pur essendo partito dal contrario. Ha esasperato i punti programmatici: il reddito di cittadinanza, da idea programmatica di riforma è diventato vi do mille euro a testa per sempre. Il codice di comportamento è diventato il programma del M5s e la preoccupazione principale sono le linee di comunicazione efficaci da rispettare”. That’s it.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi