Venerdì 2 luglio Tavarnuzze, frazione umile della nobile Impruneta, si è finalmente trovata a un crocevia storico, fra l’Italia dell’Anas e l’Italia dei Comuni, e poi fra l’Italia comunale e quella vescovile. Entrava in vigore il pedaggio per la cosiddetta – per scherzo: è una carrettiera – superstrada Firenze-Siena, detta Autopalio, che si imbocca all’uscita di Firenze Certosa della A1: fra uno e due euro in più da pagare al casello autostradale. Dettaglio genialmente moderno: paga chiunque esca alla Certosa, anche se non prende la superstrada, anche chi venga a Tavarnuzze dalla Cassia, perché ci abita, anche chi rientri a Firenze. E’ un prelievo presuntivo, ma forzato. Vogliamo dire un’estorsione? Dettaglio ulteriore: il balzello si inaugurava alla vigilia del Palio di Siena. Nel pomeriggio fior di sindaci con fascia tricolore occupavano il crocevia recitando: “Alt! Chi siete?” “Un fiorino!”. Un paio d’ore dopo, nella Piazza del Campo, la grigia cavalla Fedora, altèra al punto da stare al canape voltata di traverso, ha rimesso a posto le cose con la storia consegnando alla Selva il cencio dipinto questa volta da un musulmano, per il quale si minacciavano qua e là messe di riparazione. La diocesi senese rivendica d’essere consultata nella scelta di artisti e soggetti. Il sindaco Cenni, ha ricordato allora che la committenza del Palio è affare civico, dopo di che l’artista è libero: “E’ dal 1656 che noi continuiamo a fare un po’ come ci pare”. Ecco: un po’, almeno.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Adriano Sofri
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