Il figlio di Elvira. Un giovane operaio della Ignis, combattivo e intelligente, amato dai suoi compagni. Il fondatore di un’osteria a due passi dalla Piazza del Campo, diventata il luogo prediletto di cittadini senesi e cittadini del mondo intero. Il cordiale contradaiolo della Tartuca. L’inventore di un Brunello magnifico e fedele, e di uno speciale Amor Costante. Il ragazzo di Laura: per trentun anni i due sono stati legati come un aquilone alla mano che tiene il filo: sono stati a turno la mano e l’aquilone. La persona che ha preso il meglio da Montalcino e da Siena, e ha restituito loro il meglio di sé. Il fratello minore. Tutto questo è stato Gianni Brunelli per me, e molto di più. E per innumerevoli altri. Una sera di dicembre 1985 Franco Fortini gli lasciò, all’uscita dall’Osteria delle Logge, questa poesia: “Figlio della città che fu del giglio – e vecchio ormai lombardo – voce e vena cercai quaggiù, gli anni fuggendo, Siena tu, stretta noce, tartùca, gheriglio… Ma quando ai tuoi miracoli e muraglie fieri i suoi danni inverno iroso piove, la notte e i fuochi e l’antro aprimi dove i bicchieri arma il Gianni e il sopracciglio”.
© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
di Adriano Sofri