Al piccolo Adan, che il mondo ha ignorato

La storia del bambino invalido di Kirkuk che muore nell’incuria a Bolzano

Al piccolo Adan, che il mondo ha ignorato

Un gruppo di profughi lascia la città di Hawija, vicino Kirkuk (foto LaPresse)

Tornerò sulla vicissitudine del bambino curdo Adan, morto a Bolzano, della sua famiglia, dei tanti che non si sono occupati di loro dovendolo fare, dei pochi che l’hanno fatto perché volevano e dunque potevano. La carità infatti soffia dove vuole. C’è un bambino invalido di Kirkuk che muore nell’incuria a Bolzano: io che sono a Kirkuk non so se augurarmi che qui si sappia che cosa è successo, o no. Ci fu la commozione per il piccolo Aylan, vasta come il mare che lo affidò alla risacca e a una fotografia colorata, e c’è l’imbarazzo municipale, chiamiamolo così, per il tredicenne Adan, reduce da una lunga traversata di terra dopo la Svezia, inciampato in città con la sua carrozzella spezzandosi le gambe, ricoverato e dimesso e morto per un’infezione, lasciando tre fratellini, madre e un padre che mostra la sua povera fotografia di malato di distrofia, e una serie di cronache che portano a conoscenza del pubblico vasto ed eventuale l’esistenza inesorabile di una cosa locale che si chiama Circolare Critelli (non lo invidio, il titolare) e che dovrebbe spiegare il fatto. Voglio lodare qui Mauro Biani, che sul Manifesto ha dedicato al piccolo Adan il suo disegno di martedì, gentile risarcimento a un destino cui è mancata una riva di mare e una fotografia colorata, capaci di commuovere il mondo.

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