E' morto Jalal Talabani, presidente della Repubblica irachena dal 2005 al 2014

La sua morte – comunicata forse con qualche giorno di ritardo – viene in un momento delicatissimo per l’intero Kurdistan e per il suo partito, il Puk, in particolare

E' morto Jalal Talabani, presidente della Repubblica irachena dal 2005 al 2014

“Mam Jalal”, lo zio Jalal Talabani, è morto in un ospedale tedesco. Aveva 83 anni, era invalido dal 2012 per le conseguenze di un ictus. Avvocato, fondatore del Puk, il Partito di Unione Patriottica, egemone a Suleymanyah, Talabani era stato presidente della Repubblica irachena per due mandati, dal 2005 al 2014. Figura leggendaria di strenuo combattente e di abile e risoluto leader politico, dopo la malattia condivideva con il defunto Mustafa Barzani, padre di Masud, l’attuale presidente del Governo regionale curdo, una vasta devozione popolare e un accanito culto di partito. Il Kurdistan iracheno è diviso in due, tra le province di Erbil e Dohuk e quelle di Suleymanyah, Halabja e Kirkuk: nelle prime è onnipresente l’effigie di Mustafa Barzani, nelle seconde quella di Mam Jalal. I due furono compagni d’armi e anche nemici accaniti, in una guerra fratricida, nella seconda metà degli anni ’90, che costò migliaia di morti. Come Barzani, Talabani è stato anche il patriarca di una tribù famigliare onnipotente nel territorio governato dal Puk. Ha contribuito a questa vicenda dinastica il suo matrimonio con Hero Hibrahim, 79 anni, donna di gran temperamento e di formidabile attaccamento al potere, figlia di Ibrahîm Ehmed, scrittore e militante eminente.

 

La morte di Talabani – comunicata forse con qualche giorno di ritardo – viene in un momento delicatissimo per l’intero Kurdistan e per il suo partito, il Puk, in particolare.

 

Lunedì aveva fatto scalpore un pubblico pronunciamento di Hero. Dopo aver aderito alla manifestazione unitaria di Suleymanyah per il referendum e votato Sì, ma con un notorio dissenso che le aveva procurato un’ennesima accusa di doppio gioco, Hero definiva ora il referendum un errore e dichiarava che non avrebbe mai riconosciuto l’autorità del neo-costituito “organismo di Direzione politica del Kurdistan – Iraq” voluto da Barzani in sostituzione del Comitato per il referendum. Hero era arrivata a paragonarlo al Comitato politico del Baath di Saddam. All’indomani Hero aveva fatto sapere che il pronunciamento non era suo, ma di qualcuno della sua famiglia e che non corrispondeva alla sua idea: cose così. Il Puk è in realtà diviso di fronte all’assedio internazionale, e una sua parte è vistosamente sensibile a minacce e offerte di Bagdad e Teheran. In questo contesto a suo modo shakespeariano interviene il funerale di Talabani, che non potrà non raccogliere a Suleymanyah le più varie e opposte autorità politiche e religiose, e avere comunque il primo effetto di aprire l’aeroporto: per un morto troppo illustre, se non per i vivi qualunque. Le esequie promettono di essere una solenne manifestazione internazionale di ipocrisia; non è detto che non siano anche un passo verso una distensione. Sarebbe un ultimo bel colpo dello zio Jalal.

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