Il dritto e il rovescio

Legavo il lavoro della tessitrice che amavo, che amo, a quello di Enrico Castellani. C’è un telaio, per ambedue. Quando l’opera è finita, non si può sapere quanto tempo ha incorporato: nei nodi del tappeto, nei nodi del quadro

Il dritto e il rovescio

Superficie bianca di Enrico Castellani all'asta da Sotheby (foto LaPresse)

Legavo il lavoro della tessitrice che amavo, che amo, a quello di Enrico Castellani. C’è un telaio, per ambedue. Quando l’opera è finita, non si può sapere quanto tempo ha incorporato: nei nodi del tappeto, nei nodi del quadro, spinti o tirati da una trama di chiodi che però lascia illesa la tela e permette alla mano e allo sguardo di percorrerla in ogni direzione. La tessitrice a volte si strappa un capello d’oro e lo infila nella trama. Il tappeto, la maglia, il quadro, hanno un dritto e un rovescio. Dice Castellani: “Anche la realtà ha sempre un dritto e un rovescio che combaciando si negano a vicenda”. Una volta ha fatto un quadro dal disegno quadrettato della tessitrice. A lui, nel suo giorno, e a lei che non c’è più faccio insieme festa oggi.

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