Come disegnare l'Iraq del dopoguerra

L’insieme delle potenze internazionali preferisce, per interesse, per paura del peggio, e per una sua intelligenza corta, fare finta che anche dopo la catastrofe di questi anni l’atlante geopolitico si possa ristampare tal quale

Come disegnare l'Iraq del dopoguerra

Veicolo militare iracheno vicino a un vecchio ponte nella città di Mosul (foto LaPresse)

L’Iraq è un paese a due facce (tre, con la curda, che però ha anche un proprio corpo indipendente). La faccia nazionale, che è a grandissima maggioranza araba. E la faccia religiosa, che è a gran maggioranza sciita. I rapporti con l’Iran condizionano (oggi come non mai) la storia dell’Iraq. Quando prevale il nazionalismo l’Iraq arabo si contrappone all’Iran in maggioranza farsi – persiano. Allora può esserci una guerra micidiale come quella che oppose l’Iraq di Saddam all’Iran di Khomeini, durò otto anni, dal 1980 al 1988, e costò centinaia di migliaia di morti e un numero incalcolabile di feriti umani e di cose distrutte.  

 

Quando prevale la religione Iran e Iraq sciiti diventano soci di un’alleanza, squilibrata, tanto più oggi, a vantaggio dell’Iran. Il presidente curdo-iracheno Barzani è venuto in Europa a perorare la causa del referendum per l’indipendenza, convocato per la fine di settembre: agli europei ha chiesto, se non possono essere favorevoli, di essere neutrali.

 

Un’Iraq senza i curdi e all’indomani della sconfitta dell’Isis (ancora di là da venire, in particolare a sud di Kirkuk, a Hawijia) renderebbe ancora più squilibrata la supremazia sciita e iraniana. A bilanciarla varrebbe solo il riconoscimento di un’autonomia sunnita dentro un sistema confederato, che prenderebbe atto della definitiva cancellazione della carta arbitraria disegnata alla fine della prima guerra mondiale, per l’Iraq come per la Siria.

 

Ma non solo Baghdad e Teheran, bensì l’insieme delle potenze internazionali preferisce, per interesse, per paura del peggio, e per una sua intelligenza corta, fare finta che anche dopo la catastrofe di questi anni l’atlante geopolitico si possa ristampare tal quale. E’ la stessa logica che induce tanti grandi e piccoli poteri europei a riesumare l’atlante dell’Europa degli stati com’era prima. Prima della comunità del carbone e dell’acciaio, prima dei Trattati di Roma, prima del parlamento europeo, prima di Maastricht, prima dell’euro, prima di tutto. Prima della Seconda guerra mondiale. E durante.

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