Imparare il giapponese a Mosul

Due sorelle tredicenni raccontano che nel tempo in cui sono rimaste chiuse in casa e senza scuola hanno deciso di studiarlo con i cartoni animati

Imparare il giapponese a Mosul

Rifugiati di Mosul in una scuola nella periferia di Baghdad, Iraq (foto LaPresse)

In una scuola femminile di Mosul ovest, dove le cose hanno avuto il tempo di ricominciare, è l’ultimo giorno di esami e le ragazze si radunano via via attorno a noi e si svolge la solita verifica delle lingue che loro non parlano e non capiscono e di quelle che non capiamo e non parliamo noi. A un certo punto, sospinte fieramente dalle altre, si fanno avanti due sorelle, gemelle, tredicenni, e comunicano che loro si arrangiano col giapponese. Stupefazione, congratulazioni, e come mai? Nel tempo in cui sono rimaste chiuse in casa e senza scuola – tre anni, più o meno – hanno deciso di imparare il giapponese con i cartoni animati. Non lo sanno ancora abbastanza, spiegano, perché è venuto un momento in cui non si potevano più nemmeno guardare le cassette dei cartoni animati, ma ora hanno ripreso. Dicono in giapponese che sono contente dell’esame, e salutano compitamente, inchino compreso.

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