La speranza di Charlie che arriva fino ai migranti

Le notizie viaggiano dovunque, anche nei campi dei profughi e nei deserti della siccità

La storia di Charlie è una storia di speranza

LaPresse/PA

C’è un bambino piccolissimo che ha una malattia senza scampo. I genitori si accaniscono a immaginarne una speranza contro ogni speranza, il Papa la sostiene, il presidente degli Stati Uniti anche, medici e giudici in patria e fuori la decretano impossibile e protraggono intanto la sopravvivenza legata ai macchinari, l’ospedale infantile di Roma offre di accoglierlo, i governi italiano e britannico intervengono, giornali e televisioni si riempiono delle notizie. Immaginate che arrivino queste notizie favolose e angosciose in Sudan, o in Bangladesh, o in Nigeria, in Yemen e in Eritrea e dovunque, perché ora le notizie arrivano dovunque, anche nei campi dei profughi, anche nei deserti della siccità, anche nelle discariche che madri e bambini rovistano nelle nuove metropoli. Avrete una delle risposte possibili, la migliore forse, alla domanda: Che cosa spinge questa gente a venire fino qui a rischio di torture, stupri, sete, morte di terra e morte d’acqua?

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  • tonio dicembre

    06 Luglio 2017 - 20:08

    Obbedire alla brutta realtà è la cosa più difficile che mi si può chiedere.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    06 Luglio 2017 - 11:11

    Le spingono le catene delle guide fino in Libia, la mafia degli scafisti, la altre mafie o similmafie in Italia: dopo di che, in Italia, senza uno straccio di politica dell'integrazione con le inefficienze congenite sugli hot spot, e non solo, gli immigrati languono e non sanno più come fuggire nel nord europa visto che i macronisti dell'Europa chiudono i porti. In questo sfacelo, politico, umano, di chi emigra, di chi riceve gli emigranti, la correlazione con la sofferenza per la patologia del piccolo, per la quale solo la morte, purtroppo, è una "medicina" e concreta speranza di fine della sofferenza, giunge come il rumore del gesso che raschia la lavagna tra gli stridori della globalità che ci circonda. Impariamo, insieme, all'armonia nel nostro piccolo che di stridori non ne abbiamo bisogno.

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  • fguidotti

    06 Luglio 2017 - 11:11

    Gran bella domanda retorica. Ne ho una anch’io: cosa spinge questa gente a voler ricostruire qui le stesse condizioni della quale stanno scappando?

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  • carlo.trinchi

    06 Luglio 2017 - 09:09

    Li spinge il confine molle, il confine di nome ma non di fatto. Li spinge un sistema islamico di conquista dal basso. Quando le forze si indeboliscono il punto di equilibrio segue. La tv c'entra perché fa vedere le nostre debolezze, il nostro essere che non è più essere. Oggi il pietismo ci invade e ci distrugge. La mancanza di una gioventù a seguire che ci siamo negati per il venire meno di un credo che guarda al terreno e non di una vecchiaia che cinica e bara guarda altrove per mancanza di tempo. Quando i confini erano tali perché eravamo, nessuno entrava a man bassa. Questo ci si deve chiedere e non che arrivano perché guardano il che farne di un bimbo segnato dal destino.

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