Il colpo dell'Isis in Iran e i paradossi mediorientali

Il ruolo delle grandi potenze nella guerra generalizzata del medio oriente

Il colpo dell'Isis in Iran e i paradossi mediorientali

LaPresse/Reuters

L’Isis alla vigilia del tracollo territoriale è riuscito nel più impegnativo dei suoi attentati: un’operazione militare che ha colpito i due luoghi cruciali della teodemocrazia iraniana: il Majlis e il mausoleo di Khomeini. Niente a che vedere coi lupi solitari che, caso mai, seguiranno. L’Isis poteva dunque contare su militanti, uomini e donne, capaci di un’operazione preparata da lontano nel cuore di Teheran. Se abbia potuto anche decidere il momento dell’esecuzione è difficile immaginare. E’ un fatto che non avrebbe potuto esserci momento più efficace. Esso ha fatto apparire l’Isis, almeno agli occhi di una gran parte degli iraniani e dell’universo sciita, come un braccio armato della fortunosa coalizione americano-sunnita, all’indomani del bando decretato da quest’ultima nei confronti del Qatar accusato di complicità con l’Isis.

       

Nella dismisura dei paradossi mediorientali la cosa più certa è che lì si sono accumulate tutte le condizioni di una guerra generalizzata che somiglia molto alla situazione dell’Europa delle guerre balcaniche e poi della prima guerra che abbiamo chiamato mondiale. La differenza sta nel ruolo di grandi potenze che ancora oscillano fra l’intervento diretto, quello interposto o, come la Cina, lo stare a guardare. La guerra per delega ha sempre più ceduto il passo all’intervento diretto di americani e russi. L’avvento di Trump ha proclamato la possibilità di una guerra contro l’Iran che prima covava sotto molto fuoco e molta cenere. Oggi non c’è un pezzo di medio oriente in cui i pretendenti non abbiano preso posizione, e per lo più non abbiano già inaugurato il parapiglia. Quanto ai burattinai, o piuttosto agli apprendisti burattinai, hanno ancora pochi pezzi di scacchiera sui quali schierarsi pro o contro, e spesso sono i fatti compiuti dalle pedine locali a decidere per loro. Bastarono dei telegrammi leggermente aggiustati a far scoppiare le guerre, figuriamoci che cosa può fare un tweet che vanta di aver stretto d’assedio una penisoletta manovriera in cui sono acquartierati 11 mila militari americani.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • emiliosisi

    08 Giugno 2017 - 17:05

    Perchè chiama l'Iran Teodemocrazia?

    Report

    Rispondi

  • fabriziocelliforli

    08 Giugno 2017 - 00:12

    Non sono islamologo. Tuttavia. Se sedicenti (autodichiarantisi) islamici attaccano un paese islamico la mia domanda è: è attacco dell'Islam all'Occidente o piuttosto un attacco di falsi islamici all'islam? o, anche, una guerra intestina fra fazioni islamiche?

    Report

    Rispondi

  • guido.valota

    08 Giugno 2017 - 00:12

    Ma quali burattinai e pedine. Da quelle parti sono bravissimi scannarsi da soli, come dimostrano una volta al minuto. Smettiamola di cercare sempre protagonisti e motivazioni di fantasia e di ragionare sul M.O. secondo logiche occidentali. Basta la parola islam.

    Report

    Rispondi

Servizi