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Strani scherzi della vecchiaia

A volte ti fa dire: “Anche questo mi toccava vedere!”. Altre volte ti fa pensare di aver già visto tutto, e di assistere a delle repliche

Strani scherzi della vecchiaia

La copertina di una raccolta di Sanremo 1966

Avete visto che cos’è successo in Svezia l’altro giorno. Mi capirete se dico che non me la sento più di descrivere rivalità e divisioni fra i partiti curdi. Avete visto che cos’è successo in Italia l’altro giorno. La vecchiaia si comporta in modo strampalato. A volte ti fa dire: “Anche questo mi toccava vedere!”. Altre volte ti fa pensare di aver già visto tutto, e di assistere a delle repliche – no, non solo delle tragedie in farse, anche delle farse in tragedie. Ma comunque! – come dice Neige. Ho guardato un po’ di Sanremo con amici curdo-italiani così affezionati all’Italia da voler guardare anche Sanremo. A parte Paola Turci, fuori concorso, ho visto che Gabbani e Mannoia andavano forte. Però guardavo Gabbani e mi ricordavo di Morgan matto da legare (Karel Reisz, 1966; non lo spiegherò, vedetevelo, e mi ringrazierete, e comunque vi basterà dare un’occhiata alla locandina in pelliccia di gorilla). Guardavo Mannoia e mi ricordavo di Gracias a la vida (Violeta Parra, 1966; riascoltatela, o ascoltatela, se non l’avete fatto, e mi ringrazierete). La chair est triste, hélas, et j’ai vu toutes le scissions (la carne è triste, ahimè, e ho visto tutte le scissioni, Mallarmé, più o meno, 1865, leggetela eccetera). Grande anno, il 1966.

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