Quant’è riluttante il cacciatore umano a concedere l’agognata libertà

Personale amnistia generale di storni in Kurdistan

Torno sulla P. P. di ieri, e mi scuso con chi l’abbia saltata. Si tratta degli storni di Erbil, Kurdistan, e del loro doppio uso da parte degli umani: commestibile, o amnistiabile. Nel secondo caso le persone pagano 1.000 dinari iracheni, circa 75 centesimi di euro, per liberare uno storno catturato e propiziarsi la benevolenza divina, oltre che godere dell’esperienza della liberazione.

 

Nella mia nuova passeggiata ho trovato anche i venditori a scopo alimentare, in gabbie più piccole che il linguaggio ministeriale definirebbe sovraffollate, e ho accertato che gli storni comprati per cucinarli costano 500 dinari, la metà di quelli riscattati per restituirli al cielo. Ho trovato apprezzabile la differenza di prezzo che valuta al doppio la liberazione. Il paragone con le prigioni umane sembra doversi fermare presto, perché i detenuti umani non vengono mangiati, se non metaforicamente – e allora divorati. Però mi sono ricordato della “modesta proposta” del reverendo Jonathan Swift, 1729, per impedire che i bambini della povera gente cattolica irlandese fossero di peso ai loro genitori e al paese: ingrassarli e mangiarli. L’autore dei Viaggi di Gulliver assicurava della squisitezza delle loro tenere carni, che i ricchi irlandesi avrebbero saputo apprezzare, e del vantaggio che la collettività ne avrebbe tratto contro la sovrappopolazione e la disoccupazione.

 

La modesta proposta potrebbe valere oggi anche per i detenuti, con l’unico problema derivante dalla durezza delle carni, per l’età e per il crimine, vero o presunto, che le rende coriacee e amare: ma il vantaggio per l’erario e la sovrappopolazione la compenserebbe. L’esempio degli storni migranti in Kurdistan insegna oltretutto che un detenuto mangiato costerebbe la metà che uno da liberare. A parte la modesta proposta, c’è un altro pensiero che il giorno prima, mentre liberavo la mia quota di storni, non mi era ancora venuto in mente. Ero tentato di offrirmi la felicità di liberare un’intera gabbia, quando ho pensato che più storni si liberano in questo bel rito, tanti più storni vengono catturati dai venditori. Magari gli stessi, che una volta usciti di gabbia sono resi più deboli e feriti dalla cattività, e ricadono più facilmente nella rete: alla lettera, un caso di recidività innocente.

 

Qui il paragone con la condizione umana è inevitabile. I cacciatori umani riluttano molto alle liberazioni, e hanno inventato maggioranze speciali e pressoché impossibili da ottenere per la concessione delle amnistie, che la Bibbia e le altre antiche scritture prescrivevano periodicamente per i Giubilei, al fine di liberare i prigionieri ma almeno altrettanto dei carcerieri, e perché la vita ricominciasse, come quella della terra dopo il maggese. Tanto poi tornano tutti dentro, e alla svelta – proclamano i nemici dell’amnistia. Come gli storni, che per giunta non hanno fatto niente se non volare e aprire e chiudere i loro ventagli nel cielo e litigare per un posto sui pini della stazione al tramonto. In questi pensieri, ho eseguito, a un prezzo ragionevole, la mia personale amnistia generale: sia quel che sia, intanto volino.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    08 Febbraio 2017 - 09:09

    Coscienza lavata però, anche che, per gli umani la risoluzione è impossibile. Infifesi e per certe logiche impossibile da modificarsi, vedi etnie religiose e non. Per gli storni invece sarebbe più facile. Basterebbe, per ridurne l'eccidio, la proibizione della cattività e della caccia venduta ai mercati. Se ti cali in quelle realtà anche lo storno è parte di una sopravvivenza e di una normalità di tempi lontani. Buon ritorno.

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