L'elogio della tortura da parte di Trump

Bisogna "combattere il fuoco col fuoco”. Frase formidabile, che svela la verità profonda della tortura, la sua gratuità e la sua voluttà

L'elogio della tortura da parte di Trump

(foto LaPresse)

Grazie alla solita radio radicale ho fatto una scorpacciata di trasmissioni sulla giustizia in Italia (in Kurdistan le notti d’inverno sono lunghe). Vorrei annotare tante cose, mi accontento qui di una: la menzione che il ministro Orlando ha rifatto della necessità di far entrare nel codice il reato di tortura. E’ uno degli episodi più grotteschi del nostro regime civile: un paese che aderisce alla Convenzione internazionale sulla tortura e poi la ratifica (1988) e non trova il modo, in quasi trent’anni, di votare quel reato nemmeno dopo avergli tolto il pungiglione nei corridoi parlamentari. E’ anche un episodio particolarmente rivelatore del complesso di sudditanza e complicità nei confronti delle forze dell’ordine e delle loro infedeltà alla legge comune e alle loro stesse regole. Nemmeno la ripugnante tortura omicida inflitta a Giulio Regeni e il dolore e lo sdegno che ha suscitato sono bastate. Ora è arrivato l’elogio sentito della tortura da parte di un presidente degli Stati Uniti, convinto che funzioni, “assolutamente”, e che comunque, ammesso che non funzioni, se la meritano. E che bisogna "combattere il fuoco col fuoco”. Frase formidabile, che svela la verità profonda della tortura, la sua gratuità e la sua voluttà. Che si torturi per “far parlare” è per lo più un alibi, un pretesto: si tortura per il piacere di torturare, colpevoli o innocenti (per i buongustai veri, i buoni lettori di Sade, tanto più il torturato -la torturata- è innocente, tanto meglio è). E siccome bisogna stare sempre più attenti alle metafore dal momento che buona parte del mondo sta ferocemente tornando alla lettera, il fuoco per il fuoco di Trump evoca i roghi umani di cui si compiace l’Isis, ancora più delle decapitazioni: il fuoco purifica e castiga. Trump, imperdonabile perché non sa quello che fa e dice, ha messo insieme in un colpo il fuoco e l’acqua del waterboarding.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    01 Febbraio 2017 - 16:04

    Caro Adriano, lascia Trump ai suoi tanti pro e meno contro e rimaniamo nelle nostre torture. Su quelle fisiche possiamo dire che ogni persona normale istintivamente rifugge da ogni violenza fisica ed anche verbale. Ma che dire della tortura massmediatica con cui in questa nostra era mediatica globale con una semplice calunnia si sbatte un galantuomo in galera, lo si sbatte come un mostro in prima pagina e lo si distrugge, insieme alla sua famiglia? La tortura fisica disgusta perché brutale, bestiale, barbara. Ma in definite sono oggi le forme di tortura psicologica, culturali e mentali quali le pressioni ideologiche imposte dai vari ismi e dal polcor mediatico che di fatto ammanettano, ingabbiano e imbavagliano il nostro pensare? Forme di tortura demoniache, mefistofeliche, boia invisibili e senza nome capaci però di annichilire il pensiero, annientare l'ideale è la forza interiore, uccidere lo spirito di intere comunità. Siamo in molti, sotto tortura. Anche se non sembra.

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  • carlo schieppati

    01 Febbraio 2017 - 12:12

    Di Trump ci mancava solo il paragone con Sade.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    01 Febbraio 2017 - 11:11

    Ma cos'è la favola del nonno ai nipotini che hanno fatto una marachella? Trump come le fiamme dell'inferno: vade retro Satan. Troppo lunghe queste notti in Kurdistan, eppure la notte, si dice, porta consiglio e invece....mancano solo le mura di Sion.

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