Erbil multietnica

La lavanderia da cui mi servo è tenuta da un signore turcomanno i cui collaboratori sono filippini

Erbil multietnica

(foto LaPresse)

Sono tornato a Erbil. La casa curda che mi ospita ha un ufficio annesso in cui lavorano tre cittadini curdi e uno siriano. Ha lasciato da poco il lavoro una giovane signora di religione kaka’i. Viene un paio di volte alla settimana a fare le pulizie una signora etiope, cristiana ortodossa. Vado a fare la spesa in un magazzino vicino, che si chiama Holland e impiega personale prevalentemente bengalese. Accanto c’è un bar gestito da persone coreane e di Sri Lanka. La frutta però la compro in un chiosco di una famiglia iraniana, che ha le cose migliori. Ieri sera ero a cena – con amiche neozelandesi, norvegesi e yazide – in un piccolo ristorante gestito da un signore turco che parla spagnolo e inglese oltre che turco arabo e curdo, e impiega personale nepalese, buddhista. La lavanderia da cui mi servo è tenuta da un signore turcomanno i cui collaboratori sono filippini. Ora smetto perché ho un appuntamento con un signore americano, del Michigan, che venne qui un paio di anni fa perchè voleva unirsi ai curdi nella guerra all’Isis ma non l’hanno mai arruolato, e tira avanti dando lezioni di inglese. Quasi quasi telefono a un geometra trevigiano che ho incontrato in aereo, e costruiamo un muricciolo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    26 Gennaio 2017 - 18:06

    " No Alpi tour"?.ahiahiahi.Scusi l'ilarità Io ho il maggiordomo di Ceylon (Colombo), il mio fruttarolo al mercato è algerino, ogni supermarket ha il suo "elemosiniere" multiculti, io preferisco il super dove questo è del Ghana, una signora polacca stamane, mentre mi dilettavo nella corsa mattutina, mi ha chiesto dove fosse la fermata del bus, ieri ho incontrato all'uscita dalla mia villetta una coppia di tedeschi che stavano filmando il vulcano in lontananza e ci siamo soffermati a parlare (in inglese), comprando del pesce, sempre al mercato, un uomo urlava in una lingua sconosciuta brandendo una murena, gli ho chiesto in italiano "quanto"? e mi ha risposto in francese(tunisino). Tutto questo in una non grande provincia siciliana: e lei è andato sin laggiù per trovare il multiculti? Ahia ia ia....e non le dico quando vado a trovare i miei genitori al Musocco a Milano: glielo dico, sul tram al ritorno ho imparato il ghanese e l'etiope. Mi fermo, ma una domanda: ma lei esce in Italia?

    Report

    Rispondi

    • Alessandra

      27 Gennaio 2017 - 07:07

      per Sofri non è abbastanza: ci sono troppi borghesucci italiani (i geometri trevigiani poi ) e troppi pochi turcomanni in Italia. Sono risorse, ricordi, ci alzano il PIL, senza di loro le pensioni.....

      Report

      Rispondi

      • Nambikwara

        Nambikwara

        27 Gennaio 2017 - 11:11

        Quando ero sciamano, nella Jungle, ho invitato nella tribù un brasiliano bianco:dopo lo scambio dei doni abbiamo multicultorizzato. Nell'attesa avevo fatto riempire un grosso barile con acqua e una pizzicata di sale e pepe a bollire e qualche decilitro di curaro: con i miei compagni etnici abbiamo gustato il "brasiliano alla cacciatora", questa è la nostra cucina multietnica e purtroppo la jungle è un muro troppo difficile da passare dovremmo mangiare con maggiore quantità le altre etnie; noi, ormai da millenni solo verdure a vista (il vostro km.0 e per Michelle yard 0 e braccia a vista).

        Report

        Rispondi

        • Alessandra

          27 Gennaio 2017 - 14:02

          può sempre traferirsi in Italia , dove è pieno di abbocconi (concentrati soprattutto nelle regioni del Centro Italia): la accoglieranno con cipolla in bocca, sedano nelle narici e carota......

          Report

          Rispondi

        • Nambikwara

          Nambikwara

          27 Gennaio 2017 - 16:04

          Alessandra lei legge il mio futuro culinario: collega sciamana italiana.

          Report

          Rispondi

  • Alessandra

    26 Gennaio 2017 - 09:09

    bravo Sofri, vada a Erbil , vada a Mosul , vada a Beirut a godere delle meravigliose rovine dell'impero ottomano: io resto nella glaciale Europa, a costruire, se necessario, persino un muro assieme al geometra trevigiano per evitare che Treviso diventi Erbil .

    Report

    Rispondi

Servizi