Rischi e ipocrisie nella classifica dei migranti in rifugiati ed economici

Appello alle persone di buona volontà

Belgrado, migranti in fila per il cibo sotto la neve

Belgrado, migranti in fila per il cibo sotto la neve (foto LaPresse)

Vorrei avvertire le persone di buona volontà, me compreso, che denunciano l’ipocrisia diffusa nell’opposizione fra richiedenti asilo e rifugiati, da una parte, e migranti cosiddetti economici, dall’altra. Certo che il rispetto proclamato da alcuni (nemmeno tutti) i soci della banda di Coblenza e affini nei confronti dei “veri” rifugiati è un impudente schermo retorico all’intolleranza nei confronti dei migranti. Ma l’aria che tira non fa sì che denunciare l’ipocrisia serva a una maggior apertura verso i migranti spinti da fame, carestie, desiderio di una vita migliore per sé e i propri figli. E’ molto più probabile che serva a stringere i cordoni verso i fuggiaschi da guerre e persecuzioni discriminatorie. La Convenzione di Ginevra del 1951 e i suoi successivi sviluppi, in particolare il Protocollo del 1967, e la creazione dell’Unhcr, l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, e prima la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, segnarono passi faticosi e importanti nel cammino della convivenza civile sulla terra, consentiti sempre dalle tragedie che li avevano preceduti. Oggi sono messi brutalmente in causa, oltre che dalla riemersa impudenza dell’odio e della demagogia politica, dalla pretesa inadeguatezza materiale rispetto al nuovo mondo, alla sua complessità e ai suoi miliardi di abitanti. Anche in questo campo la demolizione dei diritti vuole farsi forte di una inesorabilità pressoché “scientifica”, di quella scienza cui apparteneva il mito nazista dello Spazio Vitale. Uno sbadato umanitarismo incorre volentieri nel disprezzo per i passi parziali e nel gusto per le generalizzazioni, come avvenne a proposito del prodigo impiego di gas da parte del governo siriano e la linea rossa fissata vanamente dagli Usa di Obama: forse che i fucili e i cannoni e i missili e le bombe d’aereo non uccidono anche loro? Il risultato non fu -e non sarà- il silenzio di fucili e missili, ma il più impunito ricorso ai gas. Ecco, siamo avvertiti, voi e io.

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Commenti all'articolo

  • Alessandra

    25 Gennaio 2017 - 08:08

    SOFRI, era tanto che volevo dirglielo: dopo aver ammorbato il mondo e l'Italia , Lei e i suoi compagni, con le Sue teorie politiche disastrose e mortifere ( che la mia classe media, tanto disprezzata oggi anche da Ferrara, ha contribuito non poco a demolire, nel silenzio e nel lavoro), adesso non vi è rimasto che il terzomondismo e , ultimamente, il mito dell'accoglienza . Finirà anche quello, le auguro di vivere abbastanza per vedere anche quel tramonto.

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