Il voto sulle colonie all’Onu e la Bibbia sventolata dall’ambasciatore d’Israele

Friedman, Danon, il diritto divino. Una riflessione

Israele

(foto LaPresse)

C’è molta attenzione attorno a David Friedman, nuovo ambasciatore americano in Israele, nominato da Trump, a cominciare dalla questione dello spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, “capitale eterna”, finora mai attuato. Il signor Friedman condivide le posizioni dell’estrema destra israeliana; secondo lui, l’ebraismo americano favorevole alla prospettiva dei due Stati, israeliano e palestinese, sono come i kapò dei campi di sterminio, anzi peggiori, perché non hanno nemmeno l’attenuante delle violenze che incombevano sui kapò. Alla vigilia dell’insediamento di Trump e dei suoi nominati, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato per la prima volta senza il veto degli Usa, la cui ambasciatrice uscente si è astenuta, una mozione contro le colonie israeliane. Dall’ottobre 2015 Israele è rappresentato all’Onu dall’ambasciatore Danny Danon, il quale sostiene che Israele dovrebbe annettere la Cisgiordania e cacciare i palestinesi in Giordania.

 

Danon rafforza le sue posizioni oltranziste col richiamo inesorabile alla volontà di Dio, il Dio che diede per sempre la terra di Canaan ad Abramo e la rinominò Israele. In nome di Dio Danon rende gli Stati Uniti colpevoli di inerzia o di complicità nelle sventure del popolo ebraico, a cominciare dalla Shoah, e di Israele, in particolare per avergli impedito di portare a fondo l’esito della vittoria del 1967 – di cui fra poco ricorrerà il più impegnativo anniversario – di prevenire l’attacco del 1973, al costo di migliaia di vittime israeliane, e di prevenire oggi la minaccia nazista dell’Iran. Curiosamente Danon sottolinea come a capo dell’Iran stia un’autorità “messianica”. L’altro giorno guardavo la riunione del Consiglio di Sicurezza e ho visto l’ambasciatore Danon concludere il suo intervento sollevando la Bibbia e ammonendo che quel libro prova la proprietà millenaria di Israele sulla terra assegnatagli da Dio. I gran signori greci non riuscirono ad averne ragione, non ci riusciranno oggi i signori delle Nazioni Unite. Quel gesto, quel libro sollevato a garantire il diritto divino di Israele alla terra e alle colonie, mi è sembrato raccapricciante.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • teresa

    28 Dicembre 2016 - 00:12

    E il diritto di Allah su tutti i territori conquistati non le sembra raccapricciante? E un po' di ripasso di storia non le sarebbe utile? E la popolazione ebrea della città vecchia di Gerusalemme , più numerosa di quella araba, costretta ad andarsene dopo la guerra del 1948, quando i luoghi santi rimasero in possesso della Giordania, quando sinagoghe e cimiteri ebrei furono distrutti e nelle case degli ebrei si installarono gli arabi, quando a nessun ebreo e cristiano fu più permesso di accedere alla città vecchia? I luoghi santi furono riaperti a TUTTi proprio nel 1967 con la vittoria israeliana. E ancora, mi saprebbe dire che cosa distingue i cosiddetti palestinesi dai giordani? Lingua, religione, cultura, tradizioni? Proprio no, sono la stessa popolazione araba, perché Palestina indicava nell'impero ottomano molto di più di quel territorio che i vincitori inglesi e francesi battezzarono con il nome di Palestina. Come sarebbe utile per capire meglio l'oggi una buona cultura storica.

    Report

    Rispondi

  • efis.loi

    27 Dicembre 2016 - 19:07

    Potrebbe sembrare raccapricciante, quel gesto, quel libro sollevato. Solo se non avesse scritto, poco sopra, dell'insediamento di Trump e dei suoi "nominati". Lo hanno sempre fatto i presidenti USA, quello di nominare, anche Obama.

    Report

    Rispondi

Servizi