Aggiornamenti sullo scacchiere di Mosul e di Raqqa

Il punto centrale è l’impasse, e comunque la lentezza, delle operazioni lanciate contro l’Isis

Mosul

Mosul (foto LaPresse)

Vorrei aggiornare le notizie sullo scacchiere iracheno e siriano di Mosul e di Raqqa. Dove il punto centrale è l’impasse, e comunque la lentezza, delle operazioni lanciate contro l’Isis. In Siria, la zona nordoccidentale aveva conosciuto un’avanzata efficace delle forze curde dello YPG e delle minoranze arabe incluse nella loro coalizione SDF, Forze Democratiche Siriane, che avevano conquistato Manbij, intendevano procedere alla volta della strategica al-Bab e avevano annunciato l’avvio della marcia di riconquista di Raqqa. Dallo scorso agosto la situazione è stata radicalmente modificata dall’intervento massiccio per cielo e per terra dell’esercito turco, che ingloba a sua volta l’FSA, l’Esercito Libero di Siria, e ha tagliato fuori i curdi dall’espugnazione di al-Bab. Mercoledì in uno scontro con l’Isis sono rimasti uccisi 14 militari turchi e 33 feriti. I turchi sostengono di aver ucciso 138 miliziani dell’Isis, e di stringere ormai d’assedio al-Bab, ultima città tenuta dall’Isis nel nordovest siriano.

A Mosul, lo stallo delle operazioni è illustrato da una importante intervista al Maggiore Generale Fazil Barwari, comandante della “Golden Brigade”, l’efficiente forza speciale anti-terrorismo irachena, all’agenzia di Erbil Rudaw. Barwari conferma che di non aver completato la conquista della parte orientale di Mosul, sulla quale si era concentrata l’iniziale azione di sfondamento. Si sa che i suoi militari hanno subito perdite gravissime per la resistenza dell’Isis, la cui arma più micidiale sono qui le autobomba. “Abbiamo distrutto finora 275 autobomba; a Ramadi ne avevano lanciate solo 27”. Avevamo previsto che avremmo liberato Mosul in due mesi, ricorda con qualche ingenuità Barwari, ma la condizione era che la gente fuggisse dalla città così che potessimo colpire senza mettere a repentaglio i civili. Ma la gente non ha potuto fuggire, perché l’Isis glielo ha impedito. Così Barwari, ancora più ingenuamente: che la popolazione civile (ancora un milione e passa, ricordiamo) sarebbe stata sequestrata dall’Isis e usata a fargli scudo era la previsione più ovvia. Un’altra previsione ha mancato di realizzarsi, e più che una previsione era un desiderio: che la gente di Mosul all’inizio dell’offensiva si sarebbe ribellata. Non l’ha fatto. “L’Isis li terrorizza, fa più paura di quanta non ne facesse a suo tempo Saddam Hussein”. Barwari si lascia sfuggire una frasetta ancora più ovvia, dietro la quale si legge la più esplicita ammissione dello stallo attuale: “La guerra urbana non è facile”. Già.

L’Isis, continua Barwari, sta combattendo una guerra all’ultimo sangue a Mosul. “Finora abbiamo ucciso più di 2000 miliziani dell’Isis. All’inizio calcolavamo che ne avessero 6000. Ora gliene sono rimasti solo 3000”. A parte l’aritmetica che non torna, in realtà all’inizio si era detto che le forze “regolari” dell’Isis fossero fra 3 e 5 mila. Sono altrettanti indizi del fatto che la liberazione di Mosul segna il passo. Per chi sia attento agli episodi quasi pittoreschi, l’indizio maggiore stava in una notiziola di qualche giorno fa: che le truppe irachene avevano tenuto nei sobborghi liberati della sponda orientale di Mosul una parata militare, per celebrare il proprio successo. Barwari promette ancora “due mesi” per arrivare alla vittoria: “Siamo appena a 3 km dal Ponte Vecchio sul Tigri”. Promessa, temo, del tutto dubbia.

D’altra parte Barwari, che è persona seria, dice anche di sapere che al-Baghdadi non è a Mosul, ma si è ritirato con una scorta di 6 persone sulle montagne della provincia, dove è più facile nascondersi. Infine l’altra notizia molto importante e trascurata, se non sbaglio, da noi, riguarda la legge votata in Parlamento iracheno e ratificata dalla presidenza che equipara le (famigerate) milizie sciite cosiddette paramilitari Ashd al-Shaabi all’esercito regolare. D’ora in poi avranno gli stessi diritti, doveri e privilegi.

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