Un premio a Kosrat, leggendario comandante peshmerga

Uomo di Suleymania e dirigente del Puk, uno dei due partiti maggiori, ancora troppo spesso familisti e dinastici, che si dividono autorità, influenza e potere nel Krg

kurdistan curdi

Truppe curde a Mosul, Iraq (foto LaPresse)

Oggi pomeriggio la Firenze la Regione Toscana offre la sua più alta onorificenza, il “Pegaso d’Oro”, ad Ali Rasul Kosrat, vicepresidente del governo regionale del Kurdistan iracheno, leggendario comandante peshmerga. Kosrat, 64 anni, è un veterano che porta addosso i segni pesanti di tante ferite e tuttavia è ancora nella prima linea delle battaglie contro i miliziani dell’Isis. La Toscana ha una vecchia storia di presenze cooperative in Kurdistan, soprattutto in campo sanitario. Kosrat è uomo di Suleymania e dirigente del Puk, uno dei due partiti maggiori, ancora troppo spesso familisti e dinastici, che si dividono autorità, influenza e potere nel Krg: l’altro è il Pdk, egemone nella capitale Erbil e capeggiato da Masoud Barzani, di cui Kosrat è il vice. Una persecuzione antica e spesso spietata non ha impedito purtroppo alla nazione curda di dividersi e contrapporsi a volte anche ferocemente. Pdk e Puk furono protagonisti, ancora negli anni 90 del secolo scorso, di una guerra civile sanguinosa. La rivalità esiste ancora nonostante i nemici comuni, benché per fortuna, e per ragionevolezza, non prendano oggi la strada della violenza. All’opposto, i curdi sono stati e restano la forza principale contro l’Isis, “i nostri scarponi sul terreno”, come all’unanimità, e non senza qualche ipocrisia, riconoscono i governanti di tutti i paesi occidentali. Kosrat, che è stato ed è uno degli uomini più valorosi di un popolo di combattenti valorosi, ha tenuto anche nelle circostanze più dure a salvaguardare una prospettiva di riconciliazione e di pace. L’incontro di Kosrat con le attività volontarie e solidali toscane ha offerto alla Regione Toscana l’occasione di manifestare attraverso lui il riconoscimento del ruolo della gente curda nella resistenza all’infamia del terrore islamista e nell’accoglienza alle moltitudini di profughi cacciati dalle loro case perché appartenenti a minoranze odiate, etniche o religiose: yazidi, cristiani delle diverse confessioni, sciiti, turcmeni, e anche sunniti indocili alla tirannia dell’Isis. Oggi di nuovo la cruciale e tremenda prova della liberazione di Mosul rovescia sul Kurdistan il maggior peso della fuga da quella grande città. Il presidente toscano, Enrico Rossi, ha ricordato come da quella resistenza e prodezza combattente e da quella capacità di accoglienza e solidarietà dipenda tanto largamente la nostra famosa difesa dall’“invasione” dei profughi siriani, iracheni, curdi… (Sala Pegaso della Regione Toscana, piazza del Duomo 10, alle 15).

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi