Che cosa sarà dell’antiamericanismo nell’èra Trump?

Un cardine del modo di pensare e sentire del genere umano contemporaneo, come l’antisemitismo, che ne è un ingrediente decisivo, e non ha bisogno degli ebrei per sussistere.

Che cosa sarà dell’antiamericanismo nell’èra Trump?

Cartelli anti Trump durante le proteste a Washington (foto LaPresse)

Una questione essenziale è: che cosa sarà dell’antiamericanismo? L’antiamericanismo è infatti uno dei cardini su cui gira il modo di pensare e di sentire dell’umanità contemporanea. Perfino l’americanismo gli somiglia a volte, perché ne condivide la convinzione che il mondo sia palesemente od occultamente governato dagli Stati Uniti, con la sola differenza che questa varietà di americanisti se ne rallegra, mentre gli antiamericanisti se ne risentono fino allo scandalo e alla bava alla bocca. Un antiamericanismo più tradizionalmente di sinistra, che era pressappoco sinonimo di anticapitalismo, l’anticapitalismo nella sua piazzaforte mondiale, assicurava di distinguere fra il popolo americano e la sua classe dominante, politica ed economica (e militare, il complesso militare-industriale, che peraltro era un’espressione di “Ike” Eisenhower). La distinzione è difficile da ripetere nella circostanza della vittoria di Trump, che pretende di far coincidere “il popolo”, quello estraneo all’establishment, compreso l’establishment militare-industriale, col governo, e in particolare col capo.

Sarebbe una situazione imbarazzante se non inducesse buona parte dell’antiamericanismo, del pregiudizio antiamericanista, a compiacersi di uno scherzo della sorte (o un “compimento della crisi del capitalismo”) che ha fatto fuori in un colpo solo l’establishment e il suo travestimento democratico, le élite eccetera. E ha ridato le carte alla rude razza pagana. Tanti anni fa ci piaceva l’idea del metallurgico di Detroit che diceva: “Stiamo dentro questa fabbrica per otto ore al giorno, e pretendete pure che lavoriamo?” Ora che non lavora più e rivendica il carbone, ha riguadagnato rudezza e razza – e si può ammettere che il voto a Trump sia almeno pagano.


Nell’antiamericanismo tradizionalmente si sfioravano fino a confondersi la sinistra “intransigente” e una parte della destra estrema, unite soprattutto dalla mentalità del complotto e da una reverenza verso i poteri autoritari, i cui campioni erano i padroni del Cremlino. Questo complementare antiamericanismo bipartigiano è esaltato dalla vittoria di Trump: un incidente di percorso dei capi delle cospirazioni e delle lobby loro mandanti e beneficiarie (non importa che un disgraziato titolare del Fbi abbia deciso del risultato) che insedia alla Casa Bianca uno che metterà alla frusta la Nato e i grandi patti del commercio mondiale e la mortificazione delle sovranità statali e l’espropriazione del benessere in nome del cambiamento climatico. In sostanza, l’antiamericanismo – che non sarà nemmeno scalfito, perché è un cardine del modo di pensare e sentire del genere umano contemporaneo, e precede i fatti rifiutando di trarne le lezioni; come l’antisemitismo, che ne è un ingrediente decisivo, e non ha bisogno degli ebrei per sussistere, essendo una visione del mondo, forte almeno quanto l’adesione a una religione rivelata – saprà fare della vittoria di Trump un proprio nutriente argomento. Lo sta già facendo, nell’inconsulta vistosa soddisfazione intima che procura in giro.


Ma, direte, c’è appunto questo problema dell’antisemitismo e in particolare dell’antisionismo cosiddetto, cioé dell’antisemitismo nella forma dell’insofferenza per l’esistenza dello stato di Israele. Se infatti il meccanismo psicopatologico dell’antisemitismo è fondamentale per la mentalità e la retorica di Donald Trump (per non dire del neonominato Bannon ecc.), esso è apparentemente contraddetto dal filo-israelismo oltranzista di Trump. Se, in giro per il mondo, vi informate sui sentimenti della gente a proposito degli Stati Uniti, scoprirete che al loro fondo sta il cospirazionismo, e al fondo del cospirazionismo l’avversione a Israele. E ora, come si farà a mettere insieme la complicità intima con Trump e Putin (e via dicendo Erdogan, e Orbán, e il più splendido Kaczynski) con l’inimicizia per Israele? Staremo a vedere: l’ultrasionismo provvisorio di Trump sarà forse addebitato come un estremo espediente ai savi anziani di Gerusalemme, una falla nello smascheramento della truffa mondialista realizzato contro tutto e tutti dall’uomo nuovo Donald Trump.

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