La civiltà di Erbil, dietro tre porte blindate

Oggi c’era un vento fortissimo, una tempesta di sabbia, non ho trovato il modo di andare al fronte, Mosul era lontana, e sono andato con Neige a visitare il Museo della civiltà di Erbil, che è il museo archeologico.
La civiltà di Erbil, dietro tre porte blindate

Foto di Adriano Sofri

Oggi c’era un vento fortissimo, una tempesta di sabbia, non ho trovato il modo di andare al fronte, Mosul era lontana, e sono andato con Neige a visitare il Museo della civiltà di Erbil, che è il museo archeologico. Siamo arrivati all’una e dieci, aveva chiuso all’una. Dovevamo avere due facce così avvilite che il giovane responsabile ha deciso di riaprire per noi: che detto così sembra una semplice cortesia, ma voleva dire riaprire tre successive porte, una blindata, una a cancello e una di legno spesso, piene di serrature e di grossi lucchetti. Dio lo benedica. All’uscita ci ha accompagnato in un cortiletto dove quattro archeologi italiani, tre giovani donne e un giovane uomo, di Roma Milano e Genova, ripulivano e catalogavano i reperti di una loro missione di scavo nei pressi di Makhmour. Makhmour, nei pressi dell’Isis. E dire che sembrava una giornata persa.

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