Il bene, il male e due domande dalla periferia di Mosul

Io considero la liberazione di Mosul dal califfato il bene. Ma quando provo a mettermi nei panni di uno stratega militare della coalizione che deve figurarsi la presa di Mosul rischio semplicemente di disperarmi.
Il bene, il male e due domande dalla periferia di Mosul

Iraq, immagini dalla battaglia di Mosul (foto LaPresse)

Ieri sera cenavo con Daniele Raineri al Teachers Club di Erbil: nome pomposo, in realtà è una vasta trattoria all’aperto con un paio di grandi schermi che mostrano immagini dirette o di repertorio del Barcellona o del Real Madrid (dovunque in Kurdistan ci sono schermi con Barcellona o Real Madrid, ora alternati con quelle del torneo di Mosul) e, un paio di volte alla settimana, una tombola alla quale si impegnano strenuamente tutti gli avventori. Daniele e io eravamo lì, bel lusso di due che scrivono su questo giornale, lui era appena andato alla preghiera dei cristiani col patriarca assiro di Baghdad nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, come vi ha raccontato, io a chiacchierare con il padre Janan dell’arcivescovado caldeo che ha studiato alla Gregoriana e ha letto tutti i libri di Adriano Prosperi. Discutevamo del destino di Mosul.

 

E’ così che mi è venuta in mente la differenza fra il bene e il male. Io considero la liberazione di Mosul dal califfato il bene. Ma quando provo a mettermi nei panni di uno stratega militare della coalizione che deve figurarsi la presa di Mosul rischio semplicemente di disperarmi. Al contrario, se provo a mettermi nei panni dei bruti che tengono Mosul e i suoi cittadini mi pare di vedere nitidamente le cose da fare: perseguire la più feroce e vasta distruzione di vite umane e di cose, e lasciare dietro di sé un retaggio di sangue tale da offuscare i record di martirii precedenti. Spero che i fatti mi smentiscano, lo spero fortemente. Però intanto penso che la differenza fra il bene e il male è che il male è facile e il bene difficile. A meno che il bene si ricordi che deve fare la guardia e prevenire l’insediamento del male. Quando se ne dimentica per due anni e mezzo, come a Mosul, il bene diventa difficilissimo. Insomma, ero lì con Daniele quando è venuto uno scroscio di pioggia, forte, durato sì e no un minuto. Lui era di ritorno da un posto in cui la nuvola nera copre il cielo e se piovesse pioverebbe zolfo, come è scritto. Abbiamo parlato ancora del destino di Mosul. Poi mi sono venute in mente due domande, a partire dalla periferia di Mosul. La prima: Quanto è lontana Mosul da Gorino? La seconda: Quanto è lontana Gorino da Mosul?

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