La parodia del nome di coscienza

L’episodio di Trapani, dove non si compiono più interruzioni di gravidanza perché l’ultimo ginecologo non obiettore è andato in pensione, è il suggello di uno scandalo che si trascina da decennii ormai, tuttavia aggravandosi.
La parodia del nome di coscienza

Manifestazione contro l'aborto (foto LaPresse)

L’episodio di Trapani, dove non si compiono più interruzioni di gravidanza perché l’ultimo ginecologo non obiettore è andato in pensione, è il suggello di uno scandalo che si trascina da decennii ormai, tuttavia aggravandosi. I medici obiettori sono più del 70 per cento, e ci sono province in cui l’attuazione della legge 194 è di fatto abolita. Anche la discussione si trascina, eppure vorrei ancora chiedere, all’Avvenire per esempio, come dei cattolici coerenti possano difendere la scelta di frustrare una legge da parte di professionisti che in molti casi fanno quella scelta per ragioni egoistiche e opportunistiche, avvilendo la propria coscienza, e la fanno senza pagare alcun prezzo personale, e anzi appunto aspettandosene dei vantaggi di carriera. Incresciosa sempre, una tale parodia del nome di coscienza suona terribilmente oltraggiosa in un tempo in cui essere cristiani costa tortura e morte in tanti luoghi della terra.

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