La doppia faccia della "liberazione" di Palmira

Ecco una nuova, amara rappresentazione dell’orrenda “guerra” siriana. Le notizie dicono di un’avanzata parziale delle forze di Bashar al Assad e delle milizie sciite loro associate a Palmira, preparata da giorni di bombardamenti aerei russi.
La doppia faccia della "liberazione" di Palmira

Ecco una nuova, amara rappresentazione dell’orrenda “guerra” siriana. Le notizie dicono di un’avanzata parziale delle forze di Bashar al Assad e delle milizie sciite loro associate a Palmira, preparata da giorni di bombardamenti aerei russi. Come non rallegrarsi che l’Isis sia cacciata dalla mirabile città in cui ha fatto sfoggio della propria ferocia e brutalità, ha trucidato ed esposto il vecchio custode della sua bellezza, ha dato spettacolo della distruzione e dello spaccio di reliquie antiche. La Palmira perla del deserto e gioiello dell’Unesco ospitava anche la prigione più spaventosa del regime di Assad padre e figlio: per mezzo secolo vi sono stati sepolti, torturati e assassinati oppositori siriani e stranieri a migliaia.

 

C’era una Palmira dei turisti e una dei siriani, una che ispirava emozione l’altra che incuteva terrore. Gli scherani dell’Isis avevano preso la prigione, l’avevano svuotata dei suoi derelitti avanzi, l’avevano filmata e fotografata e poi fatta esplodere. Ecco la doppia faccia della presa e della “liberazione” di Palmira, e di ogni vicendevole vittoria di contendenti accaniti e insieme complici d’infamia. L’Isis è il nemico principale, per chiunque di noi non sia accecato, e non voglia sottrarsi all’obbligo ricattatorio di discernere il nemico principale. Ma Palmira aiuta a capire perché per tanti altri, lontano da noi, la classifica dei nemici primi e secondi possa essere diversa.

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