A Ushuaia, osservando la fine del mondo

Corrispondenza da Ushuaia e da Puerto Williams, con effetti di straniamento. Per esempio, alla pinguinera del canale Beagle c’è una folla più rada di qualche centinaio di pinguini di Magellano, pinguini papua e pinguini re (solo una coppia) che guardano una folla più fitta di esseri umani argentini,

Corrispondenza da Ushuaia e da Puerto Williams, con effetti di straniamento. Per esempio, alla pinguinera del canale Beagle c’è una folla più rada di qualche centinaio di pinguini di Magellano, pinguini papua e pinguini re (solo una coppia) che guardano una folla più fitta di esseri umani argentini, americani del nord e del sud, europei, russi e asiatici che li guarda. Sarebbe stato possibile Giacomo Leopardi a queste condizioni? O a maggior ragione? E comunque al rientro, grazie al wi-fi, leggo che ieri in una conferenza stampa il direttore dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, ha comunicato che nel quartiere Tamburi di Taranto, in via Orsini, sono stati riscontrati i valori più alti di diossina mai misurati in un deposimetro italiano (fino a 791 pg/mq) e che livelli così elevati di diossina in polveri grossolane possono provenire quasi esclusivamente dagli elettrofiltri del reparto di agglomerazione dell’Ilva. Ushuaia è un buon osservatorio, se non sulla fine del mondo, sulle fini dei mondi. Fatti fuori tutti gli indigeni, fatti fuori tutti gli ergastolani, il paesaggio è pieno di monumenti agli ergastolani e agli indigeni, davanti ai quali la folla fitta di esseri umani eccetera si fa la foto. La prossima volta toccherà ai pinguini, di cui le vetrine sono già piene di statuine, o agli esseri umani, e allora non ci saranno pinguini a fargli il monumento. Anche senza andare tanto lontano, si può già guardare al rione Tamburi come a un museo delle vittime dell’agglomerato.

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