I pericoli della diga di Mosul

A che punto sono le cose con l’Isis tra Mosul e Raqqa? Fra i progressi della coalizione, si citano soprattutto alcuni recuperi di territorio – il 14 per cento, dicono gli americani, che vuol dire che resta in mano al sedicente Califfato l’’84 per cento, a distanza di due anni – e alcuni segni eviden
A che punto sono le cose con l’Isis tra Mosul e Raqqa? Fra i progressi della coalizione, si citano soprattutto alcuni recuperi di territorio – il 14 per cento, dicono gli americani, che vuol dire che resta in mano al sedicente Califfato l’’84 per cento, a distanza di due anni – e alcuni segni evidenti di demoralizzazione nelle file dei militanti neri. Nei giorni scorsi, l’Isis ha ucciso a Mosul 24 suoi membri, compreso il cosiddetto ministro delle Finanze per il distretto, accusati di truffa e di rifiutarsi di prendere il loro posto sul campo di battaglia: a Mosul il colpo più riuscito della coalizione era stato il bombardamento del deposito di denaro. Nella sua zona siriana, al Baghdadi ha fatto giustiziare 8 militanti di origine olandese e ha incarcerato i loro connazionali, accusati di voler disertare. I foreign fighters olandesi avevano a loro volta ucciso un emissario di al Baghdadi. Per Mosul, dove la controffensiva è per definizione imminente, il quadro delle forze concorrenti e rivali non smette di complicarsi. Il primo ministro iracheno, al Abadi, promuove la partecipazione dei paramilitari sciiti di Hashd al Shaabi, avversata dagli americani e dai sunniti iracheni, sui quali deve ricadere la responsabilità principale della liberazione di Mosul. Si dice che nelle tribù sunnite cresca l’insofferenza nei confronti delle brutalità ed esosità del regime dell’Isis. La partecipazione di peshmerga curdi è da sempre prevista, in un ruolo complementare. Suscita invece forti contrasti la partecipazione eventuale delle truppe curde che fanno capo al Pkk curdo-turco, che sono numerose e combattive, sul monte Sinjar e in zone circostanti nelle quali il Pkk aveva sperato di accaparrarsi un proprio “cantone” adiacente alla striscia curdo-siriana. Nei giorni scorsi sarebbe stata tagliata l’ultima delle comunicazioni stradali fra le due “capitali” del’Isis, Raqqa e Mosul. Ma tutti continuano a sottolineare come la battaglia per Mosul si prospetti lunga e costosa, molto più di quella già durissima per la riconquista di Ramadi. Mosul, la seconda città irachena, ha più di un milione di abitanti, il sedicente Califfato ha avuto molto tempo per radicare le proprie difese e per minare palmo a palmo la città, l’esercito regolare iracheno non è preparato al confronto urbano eccetera. Una strana complicazione si affaccia anche dalla pericolante diga di Mosul, di cui qui abbiamo detto tante volte. Di fronte al ripetuto allarme americano, il governo di Baghdad ha finalmente ammesso, se non altro per coprirsi le spalle rispetto a un’eventualità catastrofica, che la diga corre dei pericoli. Nella circostanza l’azienda italiana incaricata dei lavori ha riprecisato che c’è stata la decisione politica, ma che il contratto è ancora da firmare… Dei militari italiani addetti alla protezione si dice che sia partito o stia per partire un primo contingente. Ma l’allarme nell’allarme riguarda la considerazione allegata a queste notizie, secondo la quale la controffensiva per la liberazione di Mosul non potrebbe avvenire prima che i lavori di consolidamento della diga siano stati ultimati. Ciò che promuoverebbe senz’altro la proverbiale imminenza della riconquista di Mosul alle calende greche.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi