I librai antiquari resistono per sé e per i propri interlocutori affezionati più che per senso degli affari

Ho lodato in passato il merito dei librai antiquari che resistono a curare e spedire i loro cataloghi a stampa, e più il tempo passa, più il loro merito cresce.
Ho lodato in passato il merito dei librai antiquari che resistono a curare e spedire i loro cataloghi a stampa, e più il tempo passa, più il loro merito cresce. La rete è una concorrente esorbitante, per lo più curata come una discarica, benché in alcuni casi bellissima ed efficace. Ogni volta che ho di nuovo in mano un catalogo stampato e arrivato per posta ho l’impressione che i suoi autori resistano per sé e per i propri interlocutori affezionati più che per senso degli affari. Ieri è arrivato il catalogo della libreria Docet bolognese, e nella sezione di apertura, quella della “Scelta di libri antichi e di pregio”, il primo titolo, per pura ragione di ordine alfabetico, è quello di “ALBONESI, Teseo Ambrogio degli”. Si tratta della “Introductio ad Chaldaeam lingua, Syriacam, atque Armenicam & decem alias linguas”, stampata a Pavia, per i tipi di Giovanni Maria Simonetta, nel 1539. A proposito delle cose che finiscono, e che finendo resistono.

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