La società dei liberi si nutre di galera

Fra i meccanismi che hanno storicamente portato al sistema carcerario, alla sua ipertrofia e alla sua irriducibilità al senso di umanità e al buonsenso pratico c’è l’interesse di una vasta gamma di categorie che del carcere vivono: e non sono soltanto né tanto i carcerieri. Uno che avesse il talento
Fra i meccanismi che hanno storicamente portato al sistema carcerario, alla sua ipertrofia e alla sua irriducibilità al senso di umanità e al buonsenso pratico c’è l’interesse di una vasta gamma di categorie che del carcere vivono: e non sono soltanto né tanto i carcerieri. Uno che avesse il talento di Jonathan Swift potrebbe raccontare, piuttosto che la galera come specchio della società, la società come rendita materiale e culturale della galera. Si potrebbe raccontare il sovraffollamento della società come una vorace funzione del sovraffollamento della galera. Non è il numero di criminali, veri o presunti, e di detenuti, veri, a giustificare il numero di carcerieri giudici avvocati poliziotti impiegati giornalisti preti fornitori assistenti geometri fabbri ferrai legislatori e usufruttuari psicologici, ma viceversa. La società dei liberi si nutre di galera come i vetrai dei vetri rotti, e non di rado paga qualche scugnizzo perhé la preceda a tirare sassi. C’è un impiego in cui la crescita degli addetti non è – salvi casi sciagurati – una cattiva notizia per i clienti detenuti, ed è quello del Garante. Alla buonora, nel febbraio del 2016, è stato nominato il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della libertà personale, Mauro Palma (in un ufficio che comprende l’avvocato Emilia Rossi e la giornalista Daniela De Robert). Mauro Palma ha i titoli professionali e umani più affidabili per il lavoro che lo aspetta. Vediamo.

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