Cosa non si è detto sulla visita di Rohani a Roma

Voglio tornare sul Campidoglio, perché ho fatto un errore, e l’abbiamo fatto (quasi) tutti, se non sbaglio. Intanto, mi sono accorto tardi, e solo per un passaggio di un servizio di Piazza pulita in cui si interpellavano gli impiegati del Museo, che le dipendenti donne erano state dispensate dal lavoro.
Cosa non si è detto sulla visita di Rohani a Roma
Voglio tornare sul Campidoglio, perché ho fatto un errore, e l’abbiamo fatto (quasi) tutti, se non sbaglio. Intanto, mi sono accorto tardi, e solo per un passaggio di un servizio di Piazza pulita in cui si interpellavano gli impiegati del Museo, che le dipendenti donne erano state dispensate dal lavoro in occasione della visita di Rouhani e del suo seguito. Dispensate d’autorità: dovevano starsene a riposo. Il servizio non insisteva sul punto, e mi restavano dei dubbi, perché la cosa era davvero enorme. Non paragonerò le statue alle donne, nemmeno per dire che le donne sono vive: anche le statue, per me. Però, far scomparire dalla faccia dell’Italia attraversata dagli ospiti le donne, mi sembrava troppo. Un’amica mi ha richiamato poi al punto. Ho cercato nella rete altre reazioni, dubitando di me, che non guardo quasi mai la televisione e leggo pochi giornali – però sento molta radio. Non ho trovato quasi niente: una cronaca sul Tempo, che ipotizzava un’iniziativa disciplinare contro i dipendenti del museo per aver parlato coi media (!). I quali sono stati effettivamente convocati in presidenza: non so quale regolamento scolastico vieti ai custodi di musei di parlare col proprio prossimo. Ho provato a immaginare come si fosse arrivati a un simile delirio. Allora, inscatolate le statue, qualcuno deve aver detto: Già, ma come facciamo con le donne? Sarebbe offensivo che si mostrassero a capo scoperto agli occhi dell’Hodjatoleslam presidente. Un altro avrà detto: Facciamoglielo coprire, un foulard, che vuoi che sia, un’oretta... E qui dev’essere saltata fuori la differenza fra le statue, a loro modo vivissime, e le donne: le donne hanno vita meno millenaria, e in cambio hanno la parola. Chi le sente queste – si saranno detti; sono capaci di piantare una grana sindacale, di parlare coi giornali… Così devono essere arrivati alla ingegnosa soluzione di dare il giorno libero alle donne, cioè no, nemmeno libero, di giocare sui turni cambiati. Ora, sempre astenendosi dal paragone fra donne vestite e statue nude, che al contrario sono state sottoposte allo stesso trattamento dallo zelo dei benintenzionati, bisogna dire che costoro non avevano solo immaginato una Roma temporaneamente senza statue, ma anche senza donne. Mi dispiace una cosa, dal momento che in certi filoni sciiti non è assente una specie di ironia: che il presidente Rouhani non si sia fermato a un certo momento nel corridoio dei Musei Capitolini per chiedere alle guide: “Ma nei musei italiani è vietato il lavoro femminile?”. Scherzo, ma la bestialità della cosa è senza precedenti, e anche la discrezione in cui, se non sbaglio, è passata. Si può anche andare in un paese a suo modo musulmano, se si è donna, e coprirsi il capo per un rispetto del costume locale, lo si fa perfino per visitare il Papa, che tuttavia non dev’essere alieno dall’apprezzamento di una capigliatura femminile. Del resto si può anche non fare: Michelle Obama non lo fece, se non ricordo male, in Arabia Saudita. Ma far scomparire le donne da casa propria, cioè da casa loro, è, per una volta, il più rivelatore dei lapsus. Un mio amico sarajevese, di fronte alle quotidiane feroci ottusità dell’assedio, scuoteva la testa e mormorava: “Fellini”. Ecco: Fellini!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi