Istanbul, bersaglio di chi vuole trasformare la bellezza in rovina

A Istanbul ogni cittadino del mondo si sente di casa, in una delle case più belle che le conquiste e le rovine della storia abbiano lasciato. Dunque Istanbul era destinata a essere bersaglio di chi vuole tagliare il nodo e ridurre la bellezza a rovina. La Turchia ha i suoi padroni di turno. Hanno ot
A Istanbul ogni cittadino del mondo si sente di casa, in una delle case più belle che le conquiste e le rovine della storia abbiano lasciato. Dunque Istanbul era destinata a essere bersaglio di chi vuole tagliare il nodo e ridurre la bellezza a rovina. La Turchia ha i suoi padroni di turno. Hanno ottenuto una serie di risultati. Hanno soffiato sul fuoco islamista dentro e fuori del paese, e attirato l'incendio. Hanno fatto sfiorare all'alleanza di cui sono inaffidabili soci il confronto militare con la Russia. Hanno riacceso una guerra intestina contro i curdi, che li impegna, per terra e per cielo, ben più che lo scontro con il sedicente Califfato. Alla vigilia del massacro di Istanbul erano state pubblicate le immagini di Sur, il centro millenario di Dyarbakir, ridotto a macerie da abbandonare ai bulldozer. L'intero sud-est turco-curdo è soffocato dal coprifuoco, centinaia sono i civili uccisi, migliaia i cacciati, numerosi i militanti dei diritti e i giornalisti assassinati dai nazionalisti interni e dagli jihadisti d'oltre confine. Alla Turchia di Erdogan l'Europa non sa chiedere se non di distillare a pagamento la risacca di naufraghi. Il governo turco, che ha incassato sulla paura un rincarato consenso elettorale, ha mirato a una matassa così ingarbugliata da nasconderne ogni bandolo. La Turchia è erede della Moschea Blu, di Santa Sofia, e anche di Gordio. Il capolavoro non fu il colpo di spada, ma il nodo. Infelici i tempi in cui i nodi adescano le spade.

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