Il (non) intervento in Siria e Iraq

Ricapitoliamo. I governi europei rifiutano per anni di intervenire in Siria, e poi in Iraq. Anzi, si impegnano perché anche il resto del mondo non intervenga. Però non vogliono nemmeno che dalla Siria e dall’Iraq (e da altri luoghi dannati) arrivi la risacca dei mattatoi.
Ricapitoliamo. I governi europei rifiutano per anni di intervenire in Siria, e poi in Iraq. Anzi, si impegnano perché anche il resto del mondo non intervenga. Però non vogliono nemmeno che dalla Siria e dall’Iraq (e da altri luoghi dannati) arrivi la risacca dei mattatoi. Cioè vogliono la botte piena e il marito ubriaco, e l’hanno avuto. D’altra parte, fra le persone che vogliono restare umane e che auspicano e praticano l’accoglienza agli scampati, prevale l’auspicio e spesso l’impegno attivo per sventare ogni intervento che argini o metta fine ai mattatoi. Queste eccellenti persone ignorano da anni due certezze. La prima, è che l’avvento vasto e tumultuoso di migranti suscita paura e ribellione in cittadini europei che piegano verso la domanda d’ordine e di chiusura. La seconda, che quell’avvento vasto e tumultuoso è effettivamente una minaccia contro la libertà della vita quotidiana europea, e contro il suo cuore, la libertà delle donne. Salva la dimensione, ancora da verificare, della notte di Colonia, e salvo il contesto in cui avviene, cioè il milione di migranti entrati in Germania nel corso dell’anno e la posizione assunta dalla signora Merkel, questa minaccia si va attuando nelle città europee, in particolare nel nord dell’Europa, da molti anni, ed è ignorata solo da chi non vuol vedere. Ci sono luoghi di Malmö o di Göteborg in cui da molti anni le abitudini della vita quotidiana femminile sono cambiate. E’ impensabile che non avvenga, anche e soprattutto impensabile da parte di chi è più aperto e impegnato nell’accoglienza. Da tanti anni ormai l’aggressività e la delinquenza giovanile maschile in Cina viene collegata alla mancanza di donne provocata dalla politica del figlio unico (e maschio), e così in India, dov’è il frutto della predilezione per le nascite maschili e della tenace, frustrata e vendicativa “cultura” della proprietà delle donne. Non l’islam, ma l’islamismo è oggi la bandiera dell’internazionale armata e feroce della riconquista delle donne. Tutto questo è evidente e denunciato fino all’esasperazione: la guerra per e sul corpo delle donne, la rivalsa di uomini spogliati della proprietà delle donne o spaventati di esserne espropriati. Ma quella guerra è condotta da un solo fronte. L’altro è per la pace: la sua, finché dura. 

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