Se Papa Francesco incontrasse Baghdadi

A volte provo a immaginarmi nei panni degli altri. Non di molti altri, me ne guardo. Ogni tanto mi immagino nei panni del papa Francesco: sempre con lo stesso pensiero. (Altri pensieri di Papa Francesco non sono in grado di immaginarli, siamo troppo diversi). Mi figuro che il papa Francesco sia torm
A volte provo a immaginarmi nei panni degli altri. Non di molti altri, me ne guardo. Ogni tanto mi immagino nei panni del papa Francesco: sempre con lo stesso pensiero. (Altri pensieri di Papa Francesco non sono in grado di immaginarli, siamo troppo diversi). Mi figuro che il papa Francesco sia tormentato dalla tentazione di andare da pellegrino solo e inerme nel regno del Califfo. Non lo farà, mi dico: sarà almeno trattenuto dalla preoccupazione del pericolo che farebbe correre alle persone incaricate della sua protezione. Se lo facesse, potrebbe finire in due modi opposti. I miliziani potrebbero prenderlo, ridere forte, mettergli la tuta arancione, coronarlo di spine, farlo schiaffeggiare dai bambini su un altare di Palmira e crocifiggerlo girando un sapiente video pieno di citazioni pittoriche. Oppure potrebbero portarlo da al Baghdadi, il quale lo abbraccerebbe e lo lascerebbe ripartire regalandogli uno dei suoi tanti ostaggi da portare in salvo e dandogli appuntamento a Roma, sempre col video sapiente. Non so quale dei due esiti sarebbe più orribile. Non lo farà, infatti. Ma sarebbe strano che non fosse tormentato da quel desiderio.

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