La censura social del Bangladesh

Vorrei un’ennesima volta abusare di questo spazio per chiedere a qualcuno dei miei amici – o “amici”, come preferite – di Facebook o di Conversazione con A.S. su Facebook, a scanso di illazioni cospiratorie, che la ragione per cui sono assente da alcuni giorni è che il governo del Bangladesh, dove m

Vorrei un’ennesima volta abusare di questo spazio per chiedere a qualcuno dei miei amici – o “amici”, come preferite – di Facebook o di Conversazione con A.S. su Facebook, a scanso di illazioni cospiratorie, che la ragione per cui sono assente da alcuni giorni è che il governo del Bangladesh, dove mi trovo (e come aveva riferito qui l’attenta Giulia Pompili) ha sospeso Facebook e WhatsApp dopo l’impiccagione dei due dirigenti politici condannati per crimini di guerra e la proclamazione di un “hartal” da parte del partito islamista. Hartal (dal gujarati) è all’origine il nome dello sciopero generale, compresa una serrata di commerci e attività pubbliche. Ora è passato a significare qui, se non sbaglio, qualcosa di più simile a un incitamento generale a sparatorie, incendi e altre ebollizioni. Twitter, che non è stato sospeso, è ancora poco usato in Bangladesh, dove al contrario il 90 per cento della (enorme) popolazione ha il telefono cellulare, e fa un vastissimo uso di Facebook.

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